Alle partite IVA in regime forfettario la riforma fiscale potrebbe portare presto l’aumento delle tasse 

Da mesi milioni di contribuenti attendono la riforma fiscale nella speranza di vedersi alleggerire (anche) le aliquote IRPEF. Al riguardo abbiamo visto come, secondo i rumors, la riforma dovrebbe aumentare i soldi in busta paga a questi contribuenti.

Ma alle partite IVA in regime forfettario la riforma fiscale potrebbe portare presto l’aumento delle tasse e rivelarsi quindi una beffa. Secondo le indiscrezioni, potrebbe esserci un aumento delle aliquote. Questo vorrebbe dire un’ulteriore compressione degli utili e quindi una probabile, maggiore, emorragia di autonomi.

Procediamo con ordine e facciamo chiarezza sulla faccenda.

Il regime forfettario per le partite IVA

Vediamo anzitutto l’attuale regime fiscale in cui operano autonomi e liberi professionisti con il regime forfettario.

Nei primi 5 anni di attività, questo sistema garantisce una tassazione del 5%, che sale al 15% per gli anni successivi. Per averne diritto occorre che il reddito annuo non superi i 65.000 euro. Infatti se si sfora questa soglia si passa al regime ordinario.

Dunque, per autonomi e professionisti la convenienza è evidente. Lo testimonia anche il fatto che questo regime viene scelto quasi da una nuova partita IVA su due.

La moria di partite IVA negli ultimi 18 mesi

Tuttavia, dal febbraio 2020 ad agosto 2021 questi lavoratori sono diminuiti di ben 302.000 unità, cioè del –5,8%. Nello stesso periodo di tempo, invece, i lavoratori dipendenti sono scesi solo dello 0,5%. Una vera e propria strage di autonomi, insomma, malgrado le aliquote di cui sopra.

I dati sono tratti dall’ultimo studio della CGIA di Mestre. Le cause di questa moria sono da ricondurre a due classi di fattori. Da un lato la crisi economica nata con il Covid 19, dall’altro i mali che da sempre assillano le micro imprese. Cioè burocrazia, mancanza di credito, imposte, etc.

Morale: malgrado il regime fiscale “conveniente”, tante partite IVA non riescono a sopravvivere. Lo dicono i numeri, non si tratta di un nostro punto di vista.

La riforma fiscale cosa porterà di nuovo?

Cosa porterà di concreto la riforma fiscale per questi lavoratori? Precisiamo subito che allo stato attuale si parla solo di proposte varie, per cui non c’è nulla di nuovo e di certo. Tuttavia, alcune ipotesi fanno rabbrividire.

Ad esempio, qualcuno in passato aveva suggerito di abolire il regime forfettario, in quanto farebbe concorrenza sleale al regime ordinario. L’idea sembra per adesso tramontata, e per il 2022 il regime agevolato resterà al posto suo.

Altre proposte suggeriscono invece un passaggio graduale dal regime agevolato a quello ordinario. Cioè una migrazione di aliquote, che comunque vorrebbe dire maggiori tasse. Ci chiediamo: questo scenario aumenterebbe la percentuale dei fallimenti tra autonomi e piccoli professionisti? Non è dato saperlo.

Tuttavia, per scongiurare simili scenari, qualcuno ha suggerito una riforma intermedia. Ossia nuovi regimi fiscali posti a metà strada tra quello ordinario e quello agevolato. In questo caso l’aumento delle tasse sarebbe solo più soft rispetto allo scenario precedente.

Alle partite IVA in regime forfettario la riforma fiscale potrebbe portare presto l’aumento delle tasse

Altre proposte vanno infine nella direzione del cambio delle aliquote attuali. Ad esempio si accenna alla possibilità di innalzare le aliquote dall’attuale 5% al 10% (cioè un aumento del 100%), e dal 15% al 20% (+33,3%).

Insomma, non si sa ancora il giorno e il vestito con cui sarà presentata la nuova stangata per questa categoria di lavoratori. Ad ogni, salvo novità dell’ultima ora, il sentiero si può dire in un certo senso segnato.

Approfondimento

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