Accertamenti fiscali retroattivi: fino a quanto tempo indietro possono andare?

Se in passato avete inviato o ricevuto un pagamento non registrato, è possibile che lo stesso venga sottoposto al controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Poniamo il caso che non abbiate inserito tale incasso nella dichiarazione dei redditi, potete stare tranquilli che trascorso l’anno, non vi siano altri controlli? In realtà, gli accertamenti fiscali hanno valore retroattivo e possono andare a spulciare informazioni fiscali distanti anche diversi anni. Cerchiamo di capire meglio come funzionano e quanto tempo addietro possono scavare.

Come procedono i controlli del Fisco

Il Fisco, come la legge non ammette ignoranza circa gli accertamenti fiscali retroattivi: fino a quanto tempo indietro possono andare a controllare i nostri conti? Se facciamo qualche conto circa i tempi dei controlli, possiamo fare all’incirca la seguente stima: la dichiarazione dei redditi viene presentata all’incirca alla metà dell’anno successivo a cui si riferisce. Da quel momento, potrebbero passare diversi anni perché l’Agenzia delle Entrate effettui i dovuti controlli. Pertanto, i controlli fiscali hanno sicuramente una valenza retroattiva. Quello che non può valere, a controllo effettuato, sono le nuove leggi introdotte nel frattempo. Che significa? Se, nel lasso di tempo in cui viene effettuato il controllo, viene promossa una nuova legge fiscale, essa non ha valore sull’eventuale inadempienza registrata 2 anni prima. A quell’inadempienza si applicheranno le leggi vigenti allora, salvo casi eccezionali e contemplati dalla legge.

Date, scadenze e prescrizioni

Gli accertamenti fiscali retroattivi: fino a quanto tempo indietro possono andare? Secondo le nuove norme, le verifiche e gli avvisi fiscali si possono notificare, pena la decadenza, entro:

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  • il quinto anno successivo all’anno in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi;
  • il 31 dicembre del settimo anno successivo nel caso in cui la dichiarazione non sia stata presentata o sia stata considerata nulla.

Questo vuol dire che il contribuente ha sempre il diritto-dovere di controllare la data di notifica dell’accertamento. Ad esempio, per il 2020, il diritto di riscossione scade se la notifica si riferisce ai seguenti anni:

Facciamo un esempio: se si riceve un avviso di accertamento relativo al 2014 per una dichiarazione irregolare, tale avviso sarà valido se datato entro il 31 dicembre 2019. Al contrario, cade in prescrizione se datato 2020. Per tale ragione, nel caso in cui si ricevesse una notifica di riscossione, bisogna sempre controllare che i termini per l’accertamento siano stati rispettati. La data che va controllata subito è quella relativa alla consegna dell’avviso di accertamento da parte dall’Agenzia delle Entrate. Non va considerata la data in cui si riceve l’avviso dal postino o dall’ufficiale giudiziario.

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