2 mazzate colpiranno busta paga e risparmi di questi lavoratori che si ritroveranno meno soldi

A metà settimana è arrivato il comunicato Istat in merito all’inflazione di giugno, pari all’1,3%. In pratica si è trattato dello stesso livello di maggio scorso.

Nell’attesa di scoprirne le dinamiche future, probabilmente 2 mazzate colpiranno busta paga e risparmi di questi lavoratori che si ritroveranno meno soldi.

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In merito all’inflazione di quest’estate 2021

Secondo le stime preliminari Istat il costo della vita a giugno è rimasto invariato al mese precedente. Invece l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è salito dello 0,1%, su base mensile.

Per l’Istituto di Statistica, sul carovita soffiano principalmente i rialzi legati ai prezzi dei beni energetici. Un boom che potrebbe agire da detonatore sul resto dell’economia, trascinando al rialzo i rispettivi listini prezzi.

Il caro petrolio, infatti, entra direttamente o indirettamente in tutti i cicli produttivi, nessuno escluso. La conseguenza più ovvia è che si possa trattare solo di un inizio dei rialzi. Del resto il PIL mondiale è stimato in crescita man mano la pandemia sarà un lontano ricordo.

Il grafico sottostante (fonte: Rivaluta) sembrerebbe confermare questo trend di (almeno) breve termine.

periodo

La prima mazzata che colpirà la busta paga di alcuni lavoratori

I percettori di redditi fissi, dunque, subiranno quest’aumento del costo della vita fino al prossimo adeguamento delle rispettive buste paghe. Solo se a fine anno il rialzo sarà stato effettivamente temporaneo, i danni si rileveranno di piccola entità.

Viceversa per chi ha invece la possibilità di incidere in prima persona sui propri prezzi. Potrebbe infatti adeguarli real time al trend del carovita.

Certo, in questi casi bisognerebbe stimare anche l’effetto dell’elasticità del prezzo sulla variazione della propria domanda.

Anche in questo caso, dunque, si prospetta un gioco di equilibri tra la difesa della propria quota di mercato e lo schivare i colpi dell’inflazione.

Dunque, 2 mazzate colpiranno busta paga e risparmi di questi lavoratori che si ritroveranno meno soldi

Il 2° elemento da considerare non è una mazzata sulle buste paghe prossime a venire ma è indiretta e colpisce quelle già incassate. Precisamente, quelle che sono state risparmiate sotto forma di liquidità (il c/c, per intenderci). È infatti scioccante scoprire quanto valgono 10mila euro depositati i banca da inizio anno.

Parimenti potrebbe dirsi anche per quei risparmi confluiti sugli strumenti a reddito fisso. In questo caso tuttavia si tratta di una mazzata a geometria variabile. Cioè essa cresce al crescere del divario tra il livello del rendimento scelto e il tasso d’inflazione.

Precisiamo tuttavia due elementi.

Il primo, che il valore nominale dei risparmi resterà invariato: a ridursi sarà il suo potere d’acquisto, che in un certo senso equivale a perdere dei soldini. È in pratica lo stesso discorso che vale anche per le buste paghe.

In secondo luogo, che si tratta di una decisione personale, per cui ognuno risponde delle proprie scelte. L’importante è ricordare che i danni da inflazione sono atroci nel medio-lungo termine. Per rendersene conto, ecco quanto valgono 10.000 euro depositati su un c/c infruttifero dopo 20 anni.

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