Verso il nuovo Patto di stabilità: maggior flessibilità o vecchi rigorismi?

Verso il nuovo Patto di stabilità-Foto da pixabay.com

Ormai campeggia sui principali media la notizia del nuovo Patto di stabilità, dopo l’accordo raggiunto a livello UE. Ma di cosa si tratta, e possiamo considerarlo già operativo? Inoltre, con queste regole, si ottiene la flessibilità sufficiente per andare in direzione di una crescita sostenuta e permanente? Verso il nuovo Patto di stabilità: entriamo nell’argomento.

Il Patto non è ancora definitivamente approvato

Leggendo molti media, questa mattina sembrerebbe essere considerato già operativo il nuovo Patto di stabilità e crescita. In realtà le cose stanno un po’ diversamente. Per divenire operativo, occorre anche la ratifica da parte del Parlamento europeo, tassello ancora mancante. Sinora quello raggiunto è un accordo tra Stati, ma solo la ratifica parlamentare potrà consentire di parlare di accordo definitivamente raggiunto.

E quindi, qualora tale ratifica mancasse, tornerebbe i vigore il Patto già esistente, e sospeso a fronte della pandemia.

Una flessibilità sufficiente?

Verso il nuovo Patto di stabilità: maggior flessibilità o vecchi rigorismi? Ma cosa prevede il nuovo Patto?

Intanto, un periodo transitorio, sino al 2027, in cui dovrebbe sussistere una maggior flessibilità, in modo che il ritorno a regole di austerity non vada a detrimento del fattore crescita. In particolare dal computo delle voci di bilancio dovrebbero essere espunte voci inerenti agli interessi sul debito, nonché le spese in conto capitale legate al settore difesa e ad alcuni investimenti considerati strategici nell’ambito del Pnrr. Tuttavia, continuerebbero a restare in vigore i precedenti parametri legati al PIL, quindi il 3% di deficit sul PIL, e il 60% di debito/PIL. Per raggiungere questi target sono possibili piani di rientro sino a 7 anni, ma non solo il deficit dovrà rientrare in certi numeri, anche il debito. Questi i principali parametri, come risultanti da quanto riportato dai principali organi d’informazione.

A giudizio di chi scrive si rientra quindi nella logica di vecchi numeri, che probabilmente non erano adatti alle esigenze finanziarie di diversi Paesi, neppure prima della fase pandemica. Numeri e regole comunque rigidi, anche nella prospettazione di eccezioni alle regole di bilancio, come quando si indica un preciso  lasso temporale, per rientrare in determinati parametri.

Il rischio legato alle proiezioni economiche

Uno dei rischi principali, collegati a questo tipo di impianto, riguarda le proiezioni economiche. Diversi fattori, nel corso della storia, anche recente, hanno dimostrato come i cigni neri, sopratutto in economia, possano diventare più frequenti di quanto si possa normalmente immaginare. E con riflessi rilevanti sulle condizioni macroeconomiche di un Paese.

Basti pensare che uno di questi eventi, la pandemia, ha portato alla sospensione del Patto di stabilità. Ma pensiamo anche alle normali difficoltà di previsione dei flussi di cassa, inerenti a determinate misure, come il Superbonus.

Pur in presenza di certi margini di flessibilità, le concrete esigenze finanziarie di uno Stato potrebbero comportare l’alternativa tra impossibilità di rientrare in determinati parametri o il dover rinunciare a determinate misure. Con impatti, in questa seconda ipotesi, molto negativi su welfare e su esigenze da finanziare. Soprattutto in periodi, come l’attuale, caratterizzati dalla consapevolezza che per affrontare in modo risolutivo certe problematiche, occorrerebbero livelli di spesa decisamente superiori a quelli attuali. Pensiamo, ad esempio, a settori come la sicurezza e l’ordine pubblico, ma anche alla scuola ed alla sanità.

Probabilmente, il ritorno a vecchi parametri di bilancio, pur in un quadro di contabilità dotato di maggior flessibilità, non consentirà quindi di far fronte alle nuove sfide che la politica di un Paese deve poter affrontare, in un quadro di maggior complessità geopolitica e macroeconomica. Si consideri inoltre che il nuovo Patto introduce automatismi nell’applicazione di eventuali sanzioni per inosservanza dei parametri, che renderebbero ancora più difficoltosa la situazione di certi Paesi. 

Complessivamente, persiste il rischio di effetti prociclici, con gravi ripercussioni durante le fasi recessive.

Verso il nuovo Patto di stabilità: conclusioni

Complessivamente considerato, il nuovo Patto di stabilità risulta migliorativo delle condizioni di flessibilità, rispetto al precedente. Ma, ad avviso di chi scrive, non in misura sufficiente. Soprattutto la difficoltà nel prevedere scenari geopolitici e macroeconomici, potrebbe comportare non poche difficoltà nel rispettare determinati parametri, nonostante i margini di flessibilità introdotti tra le nuove regole.

Ad avviso di chi scrive occorreva conferire assoluta priorità al fattore della crescita economica e delegare, semmai, esigenze di contenimento del bilancio pubblico a singoli accordi, di volta in volta definiti tra Stato membro e Commissione europea. Una visione, quest’ultima, maggiormente in grado di affrontare sopratutto la componente di difficoltà, che sempre più si incontra nel delineare scenari geopolitici e macro e conseguenti flussi finanziari. Un’incognita che solo accordi di volta in volta definibili, e non legati a parametri fissi ed uguali per tutti, consentirebbero di affrontare con la necessaria flessibilità.

Lettura consigliata

S&P 500 nuovamente a metà ciclo di medio termine. Verso nuovi rialzi o affondo di chiusura ciclica?

Consigliati per te

1 Commenti
Recenti
Vecchi
Inline Feedbacks
View all comments