Titoli azionari come pensione integrativa: si può fare?

Titoli azionari come pensione integrativa: si può fare? Dite la verità. Ad utilizzare i titoli azionari come base per una pensione integrativa non c’avevate pensato, vero? E invece è una cosa più che possibile. Scopriamo insieme come possiamo utilizzare i titoli azionari come pensione integrativa.

Per poter realizzare un progetto come questo, bisogna che esso soddisfi certe caratteristiche. In primo luogo, deve essere diversificato. Costruirsi una pensione investendo solo su titoli azionari italiani, per esempio, sarebbe una follia. Quindi, per diversificazione si intende in primo luogo una diversificazione geografica. Poi ce ne deve essere un’altra. Che è quella settoriale. Continuiamo l’esempio di prima. E’ ancora più folle voler provare a farsi una pensione solo con titoli azionari italiani di banche, per dire. Infine, la diversificazione deve essere anche per asset class. Quindi per tipologia di investimenti. Per titoli azionari perciò, in questo caso, non indichiamo solo i singoli titoli. Ma anche fondi e/o ETF che vi investano.

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In secondo luogo, dopo la diversificazione deve avere altre caratteristiche. Tra queste, deve esserci di partire quanto prima, temporalmente parlando, Ovverosia di iniziare a versare i soldi che intendete metterci il più presto possibile. Il perché è presto detto. La media del rendimento degli ultimi 20 anni in azioni, a livello globale, è del 6,1% all’anno. Al lordo dell’inflazione. Che in Italia è allo 0,7% tendenziale per il 2020. Il che renderebbe il rendimento reale del 5,4% annuo. Adesso seguiteci bene. Questo rendimento è solo in conto capitale. Cioè in accrescimento di valore dei titoli azionari. Ma può essere di più. Come? Continuate a leggere per capire come utilizzare i titoli azionari come pensione integrativa.

Titoli azionari come pensione integrativa: si può fare?

Veniamo quindi ad una terza caratteristica che questa tipologia di investimento dovrebbe avere. Dovrebbe prevedere azioni che distribuiscano dividendi. Ma, soprattutto, dovrebbe prevedere che questi dividendi siano reinvestiti nell’investimento stesso. Perché? Perché solo così l’interesse composto può fare il suo lavoro di moltiplicare il valore di quanto investito ogni anno di più. E vi spieghiamo il tutto con un esempio chiaro.

Supponiamo di avere 100.000 da investire. e che il nostro rendimento netto sia quanto detto prima. Cioè 5,4% all’anno. Se avessimo solo quello per, diciamo, 30 anni, i nostri 100.000 euro diventerebbero 264.000. Ma con l’interesse composto, cioè reinvestendo i dividendi, essi diventerebbero 484.415,83 euro. Una cifra superiore di più di 220.000 euro. Nello stesso lasso di tempo.

Un risultato simile al primo investimento si può ottenere anche con cifre molto più basse di partenza, ovviamente. Basta lasciar lavorare l’interesse composto. Ed aggiungere qualcosa ogni anno. Possono bastare anche solo 27.000 euro al 5,4% per 30 anni. Ed altri 1.800 euro annui da aggiungere all’investimento iniziale. Si otterrebbero così 265.850,37 €. Capito perché bisogna iniziare ad investire in titoli azionari per tempo? In questo modo è realmente possibile costruirsi una pensione integrativa. Basta un piccolo investimento iniziale, e 150 euro al mese (150 x 12 = 1.800).

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