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Si possono nascondere i soldi sotto il materasso?

Si possono nascondere i soldi sotto il materasso?

Risale solo a ieri il fatto di cronaca relativo al ritrovamento di 15 milioni di euro nella parete di un appartamento a Milano. Nel caso di specie, si trattava di somme nascoste dal narcotraffico e quindi, necessariamente sequestrabili, in quanto di provenienza illecita. Ma, in situazioni normali, si ci chiede, si possono nascondere i soldi sotto il materasso? E’ consentito dalla legge? Sul punto, occorre fare una premessa. Per legge, tutte le somme in contanti, delle quali non si riesce a dimostrare la provenienza, si presumono in nero e quindi soggette a tassazione. Per questa ragione, l’Agenzia delle Entrate, anche sulla scorta di semplici indizi e presunzioni, procede a notificare accertamenti fiscali al contribuente. Se non si riesce a dare una prova forte circa la esenzione da tassazione delle somme in discorso, ossia nascoste sotto il materasso, allora il problema c’è. E quale sarebbe?

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Si configura l’evasione fiscale, che però diventa reato quando si superano determinate asticelle.

Brevemente, esso ricorre allorquando: la singola imposta evasa è superiore a 30 mila euro; gli elementi sottratti all’imposizione risultano superiori a 1,5 milioni di euro; oppure superiori al 5% dell’attivo indicato in dichiarazione; l’importo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta risulteranno superiori al 5%; oppure superiore a 30 mila euro. Accanto a questo reato, ne sono previsti altri, che pure individuano casi di evasione ma legati a situazioni specifiche. Essi sono: il reato di omessa dichiarazione dei redditi, dichiarazione fraudolenta, dichiarazione infedele. Poi va annoverato l’omesso versamento di Iva, fatture false e simili che si configurano in presenza del ricorrere di determinante condizioni e del superamento di specifici limiti. In assenza di reato, però, la detenzione ingiustificata di danaro comporta la tassazione ex post dello stesso, nonché l’applicazione di sanzioni.

Si possono nascondere i soldi sotto il materasso? Come difendersi dall’accusa “di nero” da parte del Fisco

Nel caso in cui, dopo aver nascosto i soldi sotto il materasso, l’Agenzia delle Entrate contesti, la detenzione di essi in nero, come si ci può difendere? Naturalmente, l’Agenzia si accorgerà della presenza di questo danaro o attraverso il redditometro o a mezzo di accertamenti incrociati. Da questi ultimi emergerà, ad esempio, che i soldi che spendiamo non sono proporzionati a quelli che dichiariamo. Oppure, può accade che ne venga a conoscenza per altre vie, ossia mediante una perquisizione fatta per altre ragioni. Proprio come avvenuto nel fatto di cronaca menzionato in principio. Quindi, per sapere come difenderci, bisogna considerare che il Fisco non accetta semplici parole ma sono necessarie prove scritte con data certa. Ciò, ovviamente, per dare la prova contraria alla presunzione di nero.

A tal uopo, bisogna dimostrare che le somme sono frutto, alternativamente, di: redditi esenti oppure già tassati alla fonte. In questi due casi, il contribuente non è tenuto a riportare tali somme nella dichiarazione dei redditi. Più specificamente, i redditi esenti sono quelli su cui non si pagano le tasse. Trattasi di redditi provenienti da donazioni dei genitori, dei nonni, dei figli o del coniuge, fino a 1 milione di euro. Lo sono anche le donazioni provenienti dai fratelli ma solo fino a 100mila euro.

Sono esenti anche i risarcimenti del danno morale e materiale.

Invece i risarcimenti dovuti alla mancata percezione di un reddito vanno dichiarati, in quanto sostitutivi di proventi da lavoro. Rientrano in questa categoria anche i proventi derivanti dalla vendita di beni usati, ceduti a un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto. La seconda categoria su menzionata è rappresentata dai redditi tassati alla fonte.

Tali sono quelli che vengono erogati al contribuente già al netto delle tasse, ossia che sono stati già tassati in capo al dante causa o al momento dell’emissione. Rientrano in questa seconda categoria le vincite al gioco, oppure i redditi derivanti da mutui e altri finanziamenti concessi da banche e finanziarie. Vi rientrano anche le successioni ereditarie, che spesso concernono somme presenti sul conto corrente del defunto. Dunque, se il danaro può essere ricondotto ad una delle categorie appena descritte, resta da fornire la prova di ciò.

Detto aspetto non è di facile risoluzione in quanto, come anticipato, la semplice scrittura privata non è sufficiente a fornire la prova. Bisognerà munirla di data certa, in modo che il momento della sua formazione non sia contestabile. La data certa può essere fornita con la registrazione all’ufficio delle imposte o con la redazione davanti a un pubblico ufficiale. Oppure, si può ottenere con lo scambio di raccomandate o di Pec.

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