Quando l’Agenzia delle Entrate può pignorare i soldi del conto corrente

Partiamo subito mettendo in chiaro un aspetto fondamentale, ossia quello legato ai motivi che sono alla base del blocco di un conto corrente. L’operazione non avviene mai per caso. In genere la banca che procede all’operazione deve dapprima ricevere una notifica da parte dell’Autorità giudiziaria.

Quali sono le cause che possono portare al blocco del conto corrente

Più in generale, le ragioni che portano al blocco del conto si possono raggruppare in 4 distinte categorie di motivazioni.

Una prima causa può essere legata al decesso del suo titolare. In questo caso la banca blocca il rapporto aperto a suo tempo con il de cuius e fino alla successione dell’asse ereditario.

Poi in altre situazioni può trattarsi di un c/c in rosso, ossia del classico caso del correntista con uno scoperto di conto. In questo caso il blocco mira a evitare un peggioramento della situazione debitoria del correntista. Quando il saldo ritornerà attivo, allora il conto ritornerà nella disponibilità del cliente.

Una terza causa che conduce a identici risultati è quella legata alla Legge antiriciclaggio. Infine abbiamo il blocco del conto quale conseguenza diretta dei debiti non onorati. È il caso del pignoramento presso terzi, con cui ad esempio l’AdE pignora i soldi del contribuente che ad esempio non hanno saldato una cartella esattoriale.

Quando l’Agenzia delle Entrate può pignorare i soldi del conto corrente

Ora, non sono rari i casi in cui i cittadini contribuenti vantino debiti verso il Fisco e le amministrazioni statali in generale. Ma come funziona concretamente e quando si arriva a pignorare i soldi del conto? A dire il vero l’iter è lungo e relativamente complesso.

Il contribuente che non ha pagato le tasse (dal bollo auto all’IMU o l’IVA etc.) riceve anzitutto l’avviso di accertamento sul debito fiscale non saldato. Può succedere che anche questo primo invito a saldare si concluda senza un buon esito. È in questo momento che il fascicolo passa nelle mani dell’Agenzia incaricata della riscossione.

Per gli Enti territoriali locali come i Comuni e le Regioni si tratta di società private convenzionate. Per le imposte statali, invece, il soggetto interlocutore diviene l’Agenzia delle Entrate – Riscossione (AdE-R).

Pertanto i passaggi successivi prevedono, nell’ordine, prima l’invio del ruolo dal creditore all’esattore. Quest’ultimo poi provvede a elaborare la cartella esattoriale (con i dati comunicati nel ruolo) e a notificarla al contribuente.

Il pignoramento dei soldi del conto non arriva mai in automatico

In un certo senso, è l’arrivo della cartella esattoriale che desta forte preoccupazione nel cittadino debitore verso il Fisco. La cartella, infatti, contiene l’obbligo di pagamento entro i termini di 60 giorni. Termine di pagamento peraltro esteso a 180 per quelle notificate dal 1° gennaio al 31 marzo 2022.

Se anche questo nuovo temine viene disatteso, ossia il cittadino non paga, AdE può procedere alla riscossione del dovuto. Tradotto, ecco quando l’Agenzia delle Entrate può pignorare i soldi del conto, e comunque non oltre l’anno.

Se passa un anno, infatti, l’Esattore deve prima procedere con l’intimazione di pagamento. In caso contrario non può passare all’esecuzione forzata.

Infine vanno dette almeno altre due cose. La prima è che in genere passa molto tempo tra l’invio della cartella e il pignoramento vero e proprio del conto (per chi non ha onorato il dovuto). Il secondo è che la stessa Legge prevede comunque dei limiti di pignoramento.

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