Quando i soldi del conto corrente cointestato non si dividono in parti uguali tra i co-titolari

Il conto corrente cointestato è un tipo di strumento finanziario al quale sempre più persone ricorrono.

Si tratta di un conto corrente intestato a due o più persone. Queste non sono per forza legate tra loro da vincoli di parentela, che come ogni cosa comporta vantaggi e svantaggi.

Tra i vantaggi, di certo, c’è quello della praticità della gestione del conto stesso da parte dei titolari.

Tra gli svantaggi, spicca la particolare attenzione che il Fisco riserva a questo strumento finanziario.

Possono decidere di avere un conto corrente cointestato non solo marito e moglie o coloro che appartengono allo stesso nucleo familiare. Anche i soci in affari o dei semplici amici possono preferire al conto personale, un conto in comune e diventare co-titolari dello stesso.

In un precedente articolo, i Consulenti di ProiezionidiBorsa hanno illustrato ai Lettori i 3 motivi da non sottovalutare mai per non scegliere il conto corrente cointestato.

Il Lettore può approfondire l’argomento cliccando qui.

Quest’oggi, invece, il Team di ProiezionidiBorsa spiega ai Lettori quando i soldi del conto corrente cointestato non si dividono in parti uguali tra i co-titolari.

Quando i soldi del conto corrente cointestato non si dividono in parti uguali tra i co-titolari

Di regola, quando ci si trova in presenza di un conto corrente intestato a due o più persone, si presume che la contitolarità sia in pari misura tra i co-titolari, ai sensi dell’art. 1298 del codice civile.

Questo sta a significare che in assenza di prova della titolarità esclusiva del denaro esistente sul conto cointestato, si applica la presunzione della contitolarità e quindi della comproprietà.

Per cui, in un conto cointestato a due correntisti, i soldi si considerano al 50% di ciascuno dei correntisti a meno che non si dimostri la prova contraria.

Ed ossia che la co-titolarità sia solo una simulazione!

L’onere della prova resta a carico del titolare del conto che sostiene che la cointestazione sia una semplice simulazione.

In questo caso, i soldi sul conto corrente cointestato non andranno divisi in parti uguali, restando di proprietà esclusiva dell’unico intestatario.

La Corte di Cassazione ha riscritto le regole

A confermare il principio appena enunciato, una recente ordinanza della Suprema Corte di Cassazione (n. 21963/2019) che ha riscritto le regole che per anni sono state osservate in tema di cointestazione del conto corrente.

La Corte ha, infatti, analizzato il caso di una donna che aveva cointestato il proprio conto corrente a due discendenti. Questi  con poche operazioni erano riusciti a prelevare tutti i risparmi della zia depositati sul conto stesso.

Alla morte della donna, gli altri eredi, avevano impugnato l’appropriazione indebita dei soldi da parte dei discendenti chiedendo giudizialmente la restituzione di quanto indebitamente prelevato.

E la Cassazione ha dato loro ragione.

Gli eredi, infatti, fornivano la prova che la cointestazione del conto era una semplice simulazione e che non si era in presenza di un animus donandi.

La co-titolarità non implicando nel caso di specie, alcuna donazione di soldi in quanto era servita unicamente per permettere alle nipoti di effettuare operazioni in banca autonomamente, nel mentre era in vita la zia, fa sì che i soldi del conto corrente cointestato non si dividano in parti uguali tra i co-titolari.

Ecco spiegato quando i soldi del conto corrente cointestato non si dividono in parti uguali tra i co-titolari.

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