Prelievo dal conto corrente prima del decesso. Quando è lecito

Esiste la possibilità che venga effettuato un prelievo dal conto corrente di un defunto in tempi antecedenti al suo decesso. Le operazioni di versamento e prelievo contanti, come anche l’emissione di bonifici e assegnati, lasciano traccia negli archivi bancari. Circostanza questa che può giocare ora a vantaggio ora a sfavore di chi compie movimenti sul conto corrente di cui è titolare o cointestatario.

Non sempre le ultime volontà del de cuius incontrano il favore degli eredi e spesso scatenano lotte intestine in seno alle famiglie. Le disposizioni testamentarie potrebbero favorire l’emersione di livori e risentimenti a lungo taciuti che il decesso del titolare dei beni amplifica ulteriormente.

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Non di rado si sono registrate circostanze anomale quali ad esempio la presenza di un prelievo dal conto corrente prima del decesso. Tuttavia non sempre prelevare soldi da un conto corrente sostanzia un’azione illecita. Potrebbe difatti trattarsi di un prelievo di contanti che il titolare dei beni ha inteso utilizzare per effettuare spese. Potrebbe darsi l’eventualità che il correntista li abbia destinati ad eventuali creditori per affrancarsi da una condizione debitoria.

Contemplabile anche l’ipotesi di un raggiro ad opera di malfattori che abbiano approfittato dello stato di salute mentale ormai compromesso di un anziano. Di frequente è accaduto che colf e collaboratrici domestiche, talora di nazionalità estera, siano riuscite ad abbindolare anziani sprovveduti e con scarsa lucidità mentale. Spesso coadiuvate da altri disonesti, numerose assistenti sono riuscite ad estorcere cospicue somme di denaro, inducendoli ad un prelievo dal conto corrente prima del decesso.

Prelievo dal conto corrente prima del decesso

I movimenti bancari prima della morte possono sostanziare peculiari volontà dell’intestatario che agisce con piena cognizione. Esiste anche l’occorrenza in cui il trasferimento di denaro sottende un inganno ordito ai danni dei lettimi eredi. Prima del decesso, l’intestatario di un conto corrente ha facoltà di effettuare operazioni bancarie a proprio piacimento.

I contanti prelevati e spesi in vita non rientrano affatto nell’asse ereditario. Finché in possesso delle proprie facoltà mentali, può disporre del proprio patrimonio ed elargire una donazione che non contempli quale destinatario un suo potenziale erede. Ciò però a condizione che la somma donata non vada ad erodere la quota di legittima che, per legge, spetta di diritto ai legittimari. In tal caso è consentito a questi ultimi reclamare quanto indebitamente sottratto entro e non oltre 10 anni dalla data del decesso del de cuius.

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