Per i nati fino al 1964 pensione subito o tra 2 anni con una indennità INPS ma senza 35 anni effettivi l’assegno si allontana al 2025

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Il lavoratore che va in pensione senza limiti di età fondamentalmente ha due strade. Una è la pensione anticipata ordinaria, quella che gli uomini riescono a raggiungere una volta completati i 42 anni e 10 mesi di contributi. L’altra è la Quota 41, misura limitata però ad una determinata platea di lavoratori precoci. In teoria anche una persona nata nel 1964 e quindi con più o meno 58 anni di età a determinate condizioni può avere accesso a vantaggi pensionistici non indifferenti.

Per i nati fino al 1964 pensione subito o tra 2 anni con una indennità INPS ma senza 35 anni effettivi l’assegno si allontana al 2025

Avere 58 anni di età e lasciare il lavoro subito per andare in pensione già nel 2022 o godendo di 2 anni di indennità INPS. Questo è quello a cui possono aspirare alcuni contribuenti italiani. Chi ha avuto la fortuna di iniziare la carriera piuttosto giovane, può seriamente pensare di pensionarsi con largo anticipo. Gli uomini una volta raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi oppure le donne una volta completati i 41 anni e 10 mesi di contributi possono avere accesso alla pensione anticipata ordinaria. Senza distinzioni di genere la Quota 41 per i lavoratori precoci è un’altra possibilità. Anche chi si trova a non aver ancora raggiunto queste soglie, può decidere di lasciare il lavoro lo stesso. In questo caso occorre farsi licenziare dall’azienda per poter così percepire per 24 mesi la NASPI.

Occhio alla contribuzione perché non basta solo quella totale

Il lavoratore che mira a queste soluzioni per lasciare il lavoro, è costretto a fare bene i calcoli. I due anni di NASPI anche se figurativi dal punto di vista contributivo, sono perfettamente validi per il diritto e per la misura della pensione. Ma proprio in relazione alla pensione anticipata ordinaria o a Quota 41 è necessario ricordare il vincolo dei 35 anni effettivi. Infatti per gli oltre 40 anni necessari per entrambe le misure serve che almeno 35 siano neutri da contribuzione figurativa per malattia o disoccupazione. E quindi al netto anche di questi contributi per il periodo di NASPI. Un vincolo questo che molti lavoratori sottovalutano.

C’è il concreto rischio che un lavoratore perda il lavoro e si ritrovi anche senza pensione. I 2 anni di NASPI infatti possono far uscire il lavoratore dal perimetro dei 35 anni di contribuzione effettiva. L’effetto sarebbe un dramma autentico. Questo perché il lavoratore potrebbe arrivare a 60 anni senza il requisito minimo per entrambe le prestazioni. E stando alle ultime voci sulla riforma delle pensioni, per i nati fino al 1964 si dovrebbe attendere il 2025 per completare i 67 anni utili alla pensione di vecchiaia. Perdendo così buona parte dei vantaggi accumulati per una carriera iniziata intorno ai 18 anni.

Approfondimento

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