Pensione anticipata per chi ha pancia, cosce e fianchi grassi ed è obeso

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Si è portati a pensare che ad andare in pensione anticipata possa essere solo chi accumula un certo numero di anni di contributi. Ma non sempre è così. Spesso chi ha problemi di salute ha degli scivoli pensionistici che gli permettono di accedere alla quiescenza con un certo anticipo. Perché nel caso di patologie molto gravi non sempre è facile raggiungere i 67 anni necessari per accedere alla pensione di vecchiaia. Vediamo quando spetta la pensione anticipata per chi ha pancia e fianchi grassi ed è affetto da obesità.

Quando l’obesità è invalidante

Ovviamente va premesso che non basta qualche chilo di troppo per avere diritto all’anticipo pensionistico. È necessario, infatti, che il grasso corporeo sia talmente tanto da impedire alla persona di svolgere gli atti della vita quotidiana normalmente. Che sia, quindi, un intralcio al lavoro e alle azioni della propria vita. E che comporti, quindi, una invalidità.

Quando il rapporto tra peso e altezza di una persona è molto squilibrato, l’accumulo adiposo è molto grave e può dar luogo a percentuali di invalidità molto elevata. Anche superiori al 74%.

Pensione anticipata per chi ha pancia e obesità grave

Solo nel caso di invalidità pari o superiore al 74% il lavoratore può accedere ad una forma di pensionamento anticipato. Si tratta dell’APE sociale al compimento dei 63 anni e con almeno 30 anni di contributi versati. L’alternativa è la Quota 41 che richiede sempre un’invalidità di almeno il 74%, ma 41 anni di contributi e l’appartenenza ai cosiddetti lavoratori precoci.

Per l’obeso grave a cui, invece è riconosciuta una invalidità pari o superiore all’80% la possibilità è quella di andare in pensione con soli 20 anni di contributi. E a 56 anni di età per le donne e 61 anni per gli uomini con la pensione di vecchiaia anticipata per gli invalidi. Ma ricordiamo che questa misura è valida solo per i lavoratori del settore privato e ne sono esclusi quelli autonomi e quelli del pubblico impiego.

L’iter burocratico da seguire

Ma qual è l’iter burocratico che l’obeso deve seguire per avere diritto alla pensione anticipata? Come abbiamo detto l’anticipo è legato al riconoscimento dell’invalidità civile e pertanto è necessario recarsi dal proprio medico curante. Quest’ultimo dovrà stilare in certificato da inviare all’INPS contenente tutte le patologie del paziente richiedendo visita medica.

Entro 30 giorni il richiedente sarà convocato dall’INPS per una visita con Commissione medica INPS/ASL che stabilirà la percentuale di invalidità riconosciuta. Solo dopo questo step sarà possibile presentare eventuale domanda di pensione anticipata con APE sociale, Quota 41 o pensione di vecchiaia anticipata per invalidi.

Se la percentuale di invalidità dovesse essere più bassa, ma in ogni caso pari o superiore al 67% ma riporti una perdita della capacità lavorativa specifica di almeno due terzi, invece, la strada da seguire è un’altra. In questo caso, infatti, l’obeso potrà chiedere assegno ordinario di invalidità, un trattamento equiparato ad un pensionamento anticipato. Sarà sua scelta, poi, se continuare o meno a lavorare perchè la misura non richiede la cessazione del lavoro.

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