Non tutti lo sanno ma la durata di questa indennità mensile fino a 1.360 euro non è sempre uguale per i lavoratori

In un periodo come quello che stiamo vivendo, caratterizzato dalla precarietà del lavoro, ogni sussidio previsto dallo Stato è determinante. Per chi perde il contratto di lavoro, infatti, è importante sapere di avere un paracadute che gli permetta di cercare una nuova occupazione. Ma viene riconosciuto solo nel caso che la perdita del lavoro sia involontaria. Solo in questi due casi si può avere diritto alla NASPI anche dimettendosi.

Il sussidio garantisce un reddito mensile commisurato alla retribuzione media percepita negli ultimi anni. Ed è proprio così che opera la NASPI, dando al disoccupato un massimo di 24 mesi di indennità. Non tutti lo sanno ma la durata del sussidio è variabile in base alla storia lavorativa recente di ogni disoccupato.

Indennità di disoccupazione, come funziona?

Sia l’importo che la durata della NASPI  sono variabili. Per l’importo va detto che quello massimo erogato è di poco superiore ai 1.360 euro mensili. In un precedente articolo abbiamo illustrato proprio come si calcola l’importo spettante a titolo di disoccupazione mensile. In ogni caso, basti dire che si devono prendere le retribuzioni imponibili degli ultimi 48 mesi. Ma in questo articolo ci dedicheremo, invece, a spiegare come varia la durata della NASPI, anche in relazione al tipo di contratto di lavoro.

In caso di lavoro stabile e full time, la disoccupazione spetta per un numero di settimane pari alla metà di quelle versate di contributi negli ultimi 4 anni. In presenza di lavoro continuo nel quadriennio precedente, quindi, la durata della NASPI è di 24 mesi. Invece in caso di occupazione solo per 3 anni nei 4 anni di riferimento, invece, spetterà per 18 mesi, e così via.

Non tutti lo sanno ma la durata di questa indennità mensile fino a 1.360 euro non è sempre uguale per i lavoratori

Il discorso, invece, si complica per chi ha una carriera discontinua. In questo caso, infatti, sarà necessario sommare i periodi che hanno dato luogo ai contributi e dividerli per 2. Ovviamente si tratta di calcoli che effettuerà l’INPS nel determinare il diritto.

Situazione completamente diversa, invece, per chi ha avuto un rapporto di lavoro part time. Proprio in virtù del fatto che a determinare la durata dell’indennità non sono i giorni di lavoro ma le settimane di contributi versati. A questo proposito bisogna considerare che con il part time orizzontale si conteggiano 52 settimane di contributi l’anno. Ma questo a patto che la retribuzione settimanale sia pari o superiore ai minimali retributivi dell’INPS.

In caso contrario, infatti, potrebbe accadere che a fronte di un anno lavorato risultino contributi inferiori a 12 mesi. E questo è sicuramente un punto fondamentale da avere chiaro quando si parla della durata della NASPI. Quando la retribuzione è al di sotto del minimale contributivo, quindi, non viene riconosciuta una settimana contributiva per una lavorata. E questo, nel calcolo della NASPI è determinante e potrebbe dare luogo ad una indennità di durata minore di quella prevista.

Approfondimento

Ecco quando è possibile richiedere la NASPI se ancora si lavora e senza incorrere nella sospensione dell’indennità o della busta paga

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