Le alleanze del Pd e l’incognita sul candidato Premier che non è Draghi

Quanto la Meloni possa rappresentare un competitor temibile è difficile capirlo nel testa a testa dei sondaggi con il Partito Democratico. Tutto si gioca (anche) attraverso la campagna elettorale degli schieramenti in campo. Il Pd che si lascia alle spalle il Campo largo (che includeva anche Conte), lavora all’idea di alleanze e sinergie con altri partiti. I dettagli, nell’intervista a Maurizio Petracca, Consigliere Regionale della Campania e Vice Presidente dell’VIII Commissione Agricoltura Caccia, Pesca, Risorse comunitarie e statali per lo sviluppo.

Politiche 2023: il campo largo pare sia naufragato…è così?

«Dopo il traumatico stop imposto al governo Draghi è naufragata l’alleanza con il Movimento Cinque Stelle e non poteva essere diversamente. Non è naufragata l’idea di dar vita a uno schieramento ampio. Con al centro il Partito Democratico e che mette insieme tutte le forze progressiste, riformiste, moderate che si riconoscono in un progetto di centrosinistra». E le alleanze del Pd e l’ incognita sulla leadership sono in corso di definizione in queste ore.

Conte sembra sempre più lontano dal Pd mentre si avvicina Calenda… a livello nazionale come si pone il Pd verso Azione?

«Il dialogo è in corso. I presupposti per un accordo ci sono tutti. L’orizzonte al quale Calenda fa riferimento è assolutamente compatibile con la traiettoria che il Pd ha tracciato, come è stato ribadito anche nel corso dell’ultima Direzione nazionale. Posso anche comprendere la tentazione di Azione di una corsa solitaria equidistante da centrodestra e centrosinistra. Ma non possiamo dimenticare come uno degli obiettivi di questa campagna elettorale è quello di sbarrare la strada ai sovranisti e di continuare a fare dell’Italia sullo scenario europeo un interlocutore considerato serio, affidabile.

Tutto questo ha bisogno di un’intesa ampia, solida, coesa». Sono queste le caratteristiche che promettono le alleanze del Pd e l’incognita su un nome portatore di credibilità e affidabilità.

Italia Viva vorrebbe di nuovo Draghi a Montecitorio…. il Pd cosa ne pensa?

«Intanto Draghi ha rappresentato l’Italia con competenza e dando al nostro Paese quel prestigio internazionale che non si vedeva da tempo. Sul punto credo sia stato lo stesso Draghi ad aver sgombrato il campo, dichiarando la sua indisponibilità ad una seconda esperienza alla guida dell’Italia. Considerando quello che è accaduto nei giorni scorsi, non mi sento in sincerità di biasimarlo».

Le alleanze del Pd e l’incognita sul candidato Premier che non è Draghi. Il Pd ha già un nome possibile come candidato alla carica di Presidente del Consiglio?

«Il Partito Democratico, a tutti i livelli, da quello nazionale alle realtà locali, in questa fase è impegnato a organizzare al meglio la campagna elettorale. Puntiamo a una mobilitazione della base che rappresenta senza dubbio il punto di forza del nostro partito in termini di radicamento e di identità. La questione della premiership, perciò, è importante ma non rappresenta la vera priorità.

Il perimetro dell’alleanza in via di costruzione darà elementi importanti anche su questo fronte. Adesso è tempo di serrare le fila e di definire quei meccanismi che consentiranno al Pd di poter affrontare nella maniera più incisiva questa campagna elettorale. Campagna che, per una serie di ragioni, rappresenta un’anomalia nella storia repubblicana italiana».

Rispetto alle dimissioni di Draghi qualche giorno fa il Segretario di Stato francese Laurence Boone ha detto: «Quando si ha un’Europa solida, nessuno tenta di attaccarla. L’Italia adesso entrerà in un periodo che forse sarà un po’ meno stabile che quello che abbiamo avuto in precedenza». Condivide?

«La legislatura si è interrotta in maniera brusca, traumatica e imprevedibile. C’è stata un’accelerazione che non poteva essere nemmeno immaginata fino a pochi giorni fa. É ovvio che tutto questo porta a una fase di instabilità e di confusione. Le elezioni servono, però, proprio a questo: a definire una maggioranza di governo legittimata dal voto degli italiani. Qualunque sarà l’esito che uscirà dalle urne, l’Italia ha bisogno di essere governata. In un momento così delicato e complesso, non ci possiamo certo permettere il lusso di aggiungere incertezza ad incertezza». Per questo è importante presentarsi alle elezioni con responsabilità e diventano importanti le alleanze del Pd e l’incognita sul leader attende risposta.

Zelensky ha commentato il dopo Draghi affermando: «siamo sicuri che l’Italia sarà ancora al nostro fianco». A molti italiani non piace la guerra e l’invio di armi… come si porrà il Pd in campagna elettorale nel difficile equilibrio tra consensi e politica estera (considerando che le promesse vanno poi mantenute)?

«Il Partito Democratico ha più volte ribadito la sua contrarietà alla guerra e la sua propensione per la strada della mediazione che consenta il cessate il fuoco. La pace è l’obiettivo, certo vanno individuati gli strumenti con cui realizzarla. Il Pd resta, perciò, contrario all’escalation militare e quindi anche per l’invio di armi con l’intento di aggressione o come strumenti di offesa. Su questo punto non mi pare ci siano dubbi interpretativi. É lungo questo solco che ci si muoverà anche in campagna elettorale».

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