La nuova flat tax del Governo di Giorgia Meloni è attesa in due tempi e con due grossi ostacoli

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Una nuova tassa piatta che sia accessibile, con l’aliquota al 15%, con i ricavi e con i compensi che non superano la soglia dei 100.000 euro annui. Ed una flat tax incrementale per andare a premiare le imprese che crescono. Potendo applicare la tassa piatta sul fatturato eccedente il massimo, conseguito nei tre anni precedenti.

È questo, in estrema sintesi, il piano del nuovo Governo italiano di centrodestra sulla tassa piatta. Ovverosia sulla flat tax per la quale, tra l’altro, già da tempo uno dei tre partiti della maggioranza di Governo chiede una revisione. Precisamente, un allargamento della platea dei potenziali beneficiari. Tra piccoli imprenditori, artigiani e liberi professionisti.

La nuova flat tax del Governo di Giorgia Meloni, in manovra atteso solo un primo assaggio

Questo partito è la Lega di Matteo Salvini, ma nel brevissimo termine i piani dell’Esecutivo sulla tassa piatta sono limitati dalla necessità di destinare buona parte delle risorse della Legge di Stabilità al contrasto al caro bollette.

E così la nuova flat tax del Governo di Giorgia Meloni potrebbe essere messa a punto in due tempi. Prima di tutto dovrebbe essere rimandata la flat tax incrementale. Mentre per la tassa piatta a favore delle piccole Partite IVA il limite sui ricavi e sui compensi dovrebbe essere innalzato, ma non a 100.000 euro nel breve. Bensì da 65.000 a 85.000 euro mantenendo l’imposta sostitutiva al 15%.

Il primo ostacolo, per la nuova tassa piatta a regime, è infatti rappresentato dalla mancanza di coperture nel breve termine. Ma un altro ostacolo è rappresentato dal fatto che la revisione e l’attuazione della flat tax passerà comunque dal via libera da ottenere da parte dell’UE. E quindi l’entrata in vigore della nuova tassa piatta fino a 85.000 euro, in realtà, non dovrebbe essere immediata.

Quali altre misure fiscali sono attese nella prossima Legge di Stabilità. Quella per il 2023

Al pari della tassa piatta, pure per altre misure fiscali di riduzione delle tasse l’introduzione sarà graduale. Come il cuneo fiscale per il quale a regime il Governo italiano vuole attuare un abbattimento di ben cinque punti. Ma in manovra la riduzione non dovrebbe essere superiore ai due punti. Sempre per ragioni che sono strettamente legate e correlate alla limitatezza delle risorse finanziarie a disposizione.

Stessa musica per l’introduzione del quoziente familiare. Che è tanto caro proprio a FdI. E che potrebbe debuttare per il momento solo come parametro per l’accesso nel 2023 all’attesa proroga del Superbonus per le villette unifamiliari.

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