La legge vieta al datore di lavoro di licenziare i propri dipendenti facilmente in questo caso anche se molti pensano il contrario

Il tema del lavoro è ormai ricorrente, questo perché crediamo che sia importante far conoscere ai lavoratori i propri diritti ed evitare soprusi. Questi avvengono spesso nel mondo dell’imprenditoria, che purtroppo risponde alle logiche di mercato e alle volte si dimentica la sfera umana. Intendiamoci, fortunatamente non sempre è così, ci sono moltissime realtà che nella gestione aziendale mettono al centro il benessere del lavoratore.

Questo atteggiamento virtuoso ha delle ripercussioni anche in termini di produttività. Si pensi che in alcuni Paesi europei stanno sperimentando la settimana corta. Ciò significa permettere ai cittadini di prestare la propria attività lavorativa solo per quattro giorni a settimana. Questo implica che il lavoratore avrà molto più tempo libero da dedicare alla famiglia, agli affetti, ai propri hobby e, una volta rientrato in ufficio, sarà molto più incline a dedicarsi interamente al lavoro. Purtroppo, questa soluzione in Italia è solo un sogno, almeno per ora.

La disciplina del licenziamento in Italia

Nonostante ci siano ancora molti aspetti da migliorare per quanto riguarda il benessere del lavoratore, non si può negare che in Italia ci sia una forte tutela dei diritti del dipendente. Si pensi, ad esempio, alla disciplina del licenziamento. Il lavoratore, ai sensi dell’art. 3 Legge n. 604 del 1966, può essere licenziato per giustificato motivo oggettivo solo per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.

Affinché il licenziamento sia legittimo devono sussistere alcuni requisiti. In particolare, è necessario che l’azienda decida di sopprimere quel posto di lavoro per una vera e propria esigenza, ad esempio quando decide di sostituire il lavoro manuale con un macchinario. Ci deve poi essere un nesso di causalità tra la scelta imprenditoriale e il licenziamento di quel singolo lavoratore. Ciò significa che, se si decide di chiudere un reparto, l’imprenditore dovrà licenziare chi effettivamente presta la sua attività in quel reparto.

La legge vieta al datore di lavoro di licenziare i propri dipendenti facilmente in questo caso anche se molti pensano il contrario

Il presupposto fondamentale per assicurare la legittimità del licenziamento rimane però il giustificato motivo economico, tecnico e d’organizzazione. I giudici della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 10517 del 2022, hanno ancora una volta affermato un importante principio di diritto. In particolare, che lo stato di crisi aziendale, di per sé, non giustifica il licenziamento e che la legge vieta al datore di lavoro di licenziare liberamente i dipendenti in questo caso. Infatti, l’imprenditore deve dare conto del motivo economico e delle ragioni che riguardano la riorganizzazione aziendale, non potendo motivare tale decisione adducendo il solo stato di crisi.

Approfondimento

Da 2 a 7 anni di reclusione per il datore di lavoro che tiene questo comportamento scorretto e pericoloso nei confronti del proprio dipendente

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