La Cina in Africa: sviluppo economico o neocolonialismo?

La Cina è il primo partner commerciale del continente africano ormai da quasi 10 anni.

Come mai questo scambio commerciale così rapido e veloce?

L’Africa è un continente ancora pieno di risorse primarie, scarsamente utilizzate e in molte parti ancora in via di sviluppo e con scarse opere  infra-strutturali.

Molti Paesi africani  hanno gravi problemi legati allo  scarso sviluppo, tra i quali l’assenza di  capitali per sfruttare le loro enormi risorse naturali è il più importante.

Quindi gli imprenditori cinesi hanno cercato paesi più poveri e arretrati in cui governare i vari processi economici , in presenza  di poche regole o addirittura di nessuna.

La Cina in Africa: sviluppo economico o neocolonialismo?

Inoltre un imprenditore spalleggiato da uno governo molto forte è estremamente facilitato in questi   stati con grossi debiti, con deficit commerciali e con una classe politica facilmente influenzabile e anche corruttibile.

In assenza di regole, l’imprenditore  aggressivo e senza scrupoli  può gestire i propri affari  con successo ,poi il  gioco è fatto. Una volta sviluppata una industria,  questa, in assenza di regole, o scarsamente applicate se esistenti, tende a divenire monopolista e a limitare lo sviluppo delle altre.

Come il verme solitario inibisce ai suoi fratelli di crescere, una impresa fortemente monopolista e collegata con un cordone ombelicale  ad uno stato forte  e di natura non proprio democratica, ha numerose possibilità di eliminare o ridurre fortemente le influenze di altre imprese di  altri paesi.

Si può parlare di neocolonialismo? Ad oggi, in questa prima fase, possiamo solo ricordare i numerosi interventi che la Cina ha in Africa  con  moltissimi stati, come Algeria, Egitto, Sudan, Marocco ma è con quelli con maggiori problemi che la presenza cinese è  ancora più forte.

Lo sviluppo nel continente

In Tanzania, ove la comunità europea pone limiti agi investimenti causa questioni legate ai diritti umani, la Cina investe moltissimo e non pone condizioni, ad esclusione di quelle relative al debito che deve essere pagato. Il Presidente John Magufuli ha dichiarato” la Cina non pone condizioni ai suoi prestiti”. Il porto di Bagamoyo è in mani cinesi.

Uganda: nel 2018 il ministro dell’Istruzione ha dichiarato che si deve imporre lo studio del cinese mandarino. Il paese è nelle mani cinesi per quanto riguarda le infra-strutture.

Gibuti: praticamente è in mani cinesi,  è la base militare cinese all’estero e serve per garantire la protezione degli interessi cinesi nel Continente.

Etiopia: Adiss Abeba è la città che ha costruito la Cina. L’Etiopia lancerà un satellite insieme alla Cina, inoltre la ferrovia che collega Gibuti a Addis Abeba è stata finanziata  completamente dalla Cina per 4 miliardi di dollari da rimborsare in 30 anni. I soldi prestati dai cinesi a questo paese dal 2000 ad oggi ammontano a  oltre  12 miliardi USB.

Somalia: la Cina ha costruito numerose infrastrutture come ospedali, strade, ponti. La Somalia ha concesso alle navi cinesi di poter pescare nelle acque territoriali di questo paese.

Congo: Tutte le miniere del rame sono controllate da società cinesi.

Costa Avorio: nel 2000 il debito di questo paese verso al Cina era zero, oggi è del 2,5 miliardi  di dollari.

Angola: 23 Miliardi di dollari di investimento che vuol dire 23 miliardi di debito.

Ghana: lo scambio commerciale è passato da meno di 100 milioni dollari nel 2000 a 6,7 miliardi nel 2017.

Per adesso finanzia ma poi cosa succederà? La Cina in Africa finanzia senza porre condizioni.

Ma poi?

Scatterà la trappola economica del debito?

Come sarà pagato questo debito? Solo osservando e studiando le modalità, le forme, le condizioni e  i termini  in cui sarà rimborsato si potrà parlare di neocolonialismo oppure no!

Approfondimento: La Cina è un colosso economico mondiale

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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