Incredibile ma i soldi su questo titolo a reddito fisso rendono più del 7% in meno di 2 anni!

I soldi su questo titolo a reddito fisso rendono più del 7%-proiezionidiborsa.it

Volano, continuano a volare alle stelle i rendimenti sui titoli di Stato su tutte le scadenze. Tuttavia, è su quelle brevi che risalta maggiormente l’attenzione. Fino a pochissimi anni fa bisognava spostarsi su scadenze almeno quinquennali per avere rendimenti tra lo zero e lo zerovirgola qualcosina. Oggi la musica è mutata e già sul tratto corto della curva dei rendimenti si spuntano dei ritorni davvero eccezionali. Infatti è incredibile ma i soldi su questo titolo a reddito fisso rendono più del 7% in meno di 2 anni!

Stiamo parlando dei titoli di Stato, tornati alla ribalta come ottimi strumenti per portare a casa ricchi interessi tra i 2 e i 5 anni (ma sulle altre scadenze). Ovviamente ricordiamo che anche a luglio 2023, come 30 anni fa o come lo sarà nel 2053, vale sempre la più elementare e spietata legge dei mercati. Il rendimento sale quando il rischio sale, e viceversa.

Perché salgono i rendimenti

Le ragioni alla base di questo cambio di scenario sui sovereign bond chiamano in causa l’inflazione, che porta le Banche Centrali ad innalzare tassi. L’inflazione, a sua volta, è figlia di molti altri fattori antecedenti. Economia su di giri, anni di intensi sostegni pubblici a famiglie e imprese (negli anni del Covid e oltre), guerra e caro energia, politiche monetarie e fiscali discutibili. Le prime per anni ultraespansive e le seconde perennemente deludenti (molte riforme strutturali mai attuate in Italia).

Poi c’è il ruolo della domanda aggregata, nazionale e non, che oggi gode di ottima salute malgrado i forti rialzi dei prezzi di mercato. Ciò rappresenta un dato di forza assoluto e incontrovertibile per gli operatori economici, che adegueranno i prezzi al rialzo fino a quando essa lo consentirà. C’è poco da fare.

Morale, per la BCE e sorelle la strada per raffreddare i prezzi è ancora lunga e ardua. Quindi annunciano nuovi aumenti dei tassi d’interesse che portano gli operatori finanziari ad adeguare i rendimenti. Ossia a vendere i titoli in portafoglio (le nuove emissioni dovrebbero essere più remunerative delle vecchie) facendo, appunto, salire il potenziale ritorno.

Incredibile ma i soldi su questo titolo a reddito fisso rendono più del 7% in meno di 2 anni!

È quanto sta succedendo, per esempio, anche ai nostri cari BTP, qualunque ne sia la scadenza residua. Soffermiamoci su un paio di bond con scadenza nell’estate 2025, e per l’esattezza in entrambi i casi con una vita residua inferiore ai 2 anni.

Il BTP con ISIN IT0005408502 è in scadenza il 1° luglio 2025 e ha una cedola lorda annua dell’1,85%. L’interesse semestrale è striminzito, ma a rimpolpare il ritorno finale ci pensa l’attuale quotazione sui 96,22 centesimi. In pratica il titolo offre un rendimento effettivo lordo annuo poco inferiore al 3,9%, mentre quello lordo complessivo si aggira sul 7,7%.

Stesse considerazioni anche per il BTP 1,50% (ISIN IT0005090318) in scadenza il 1° giugno 2025. Qui la durata residua è di un mese inferiore a quella precedente. Il bond stamane prezza sui 95,72 centesimi, per un rendimento effettivo lordo annuo e totale sul, rispettivamente, 3,9% e 7,45% circa.

Nel complesso si tratta di buoni ritorni (hanno reso decisamente di più alcune azioni di Borsa in 6 mesi!) se rapportati al tempo dell’investimento e al grado di rischio. Che non vuol dire che sia assente (se così non fosse non ci sarebbero rating, spread, etc) ma contenuto, questo sì.

 

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