In pensione con 22 anni di contributi versati si può con la determinata età e con il giusto importo

In pensione con 22 anni di contributi

Andare in pensione nel 2023 resta una possibilità aperta a molti lavoratori e senza necessariamente passare da quelle misure di cui si parla in questi giorni per la Legge di Bilancio. Infatti ci saranno lavoratori che usciranno dal lavoro senza le carriere lunghe che le novità introdotte dalla manovra di Bilancio prevedono e che rappresentano il limite per molti invalicabile al loro sfruttamento. Ma quali sono le misure che prevedono carriere corte? 

Andare in pensione con 22 anni di contributi versati è possibile? Il sistema pensionistico italiano ha alcuni capisaldi che possono tornare utili a chi non ha carriere lunghissime. E sono misure strutturali, alcune delle quali poco note e pertanto poco usate. E che naturalmente vanno approfondite.

In pensione con 22 anni di contributi versati, quando è possibile?

Dopo le festività natalizie la Legge di Bilancio dovrebbe essere definitivamente approvata e licenziata. E dal primo gennaio dovrebbe entrare in vigore. E nel pacchetto pensioni della manovra c’è la novità della quota 103. Una misura che consente l’anticipo già dai 62 anni di età. Ma servono pure almeno 41 anni di contributi versati. Significa una carriera talmente lunga da rendere la misura molto difficoltosa per molti. Sempre nel pacchetto previdenziale della manovra del Governo Meloni, anche la proroga dell’APE sociale e quella di opzione donna (ma quest’ultima sembra sarà ancora una volta corretta prima dell’approvazione definitiva della manovra).

Gli interventi del Governo Meloni

Gli interventi del Governo Meloni-proiezionidiborsa.it

Per tutte e due le misure, la dote contributiva necessaria non è così alta come la Quota 103, ma non è nemmeno bassa. Servono 35 anni di contribuzione per Opzione Donna. E per i lavori gravosi dell’APE sociale ne servono 36. Forse solo i disoccupati, gli invalidi e i caregivers hanno nell’APE sociale il vantaggio di dover arrivare “solo” a 30 anni di carriera. E per chi ha iniziato a lavorare tardi, cioè dal 2000 in poi cosa accade?

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 2000

Un soggetto che ha iniziato a lavorare dopo il 2000, potrebbe andare in pensione nel 2023 con delle misure che prevedono carriere corte. Nettamente più corte delle novità prima citate. E sono misure strutturali ma legate a doppio filo a determinati vincoli di importo delle pensioni. La misura fissa è la pensione di vecchiaia ordinaria. Che si completa con solo 20 anni di contributi versati e 67 anni di età. Chi però ha una carriera iniziata nel 2001, e si trova con 22 anni di contributi, deve rispettare una condizione aggiuntiva.

Lavoratore che ha iniziato a lavorare dopo il 2000

Lavoratore che ha iniziato a lavorare dopo il 2000-proiezionidiborsa.it

Deve raggiungere un assegno pari ad almeno 750/780 euro al mese nel 2023. Infatti la pensione di vecchiaia per chi è privo di versamenti prima del 1996, si centra se ad età e contributi si somma anche un importo della pensione pari o superiore a 1,5 volte l’assegno sociale. Che per il 2022 era pari a 468,28 euro al mese ma che nel 2023 salirà oltre i 510 euro, se verrà confermata l’indicizzazione al tasso di inflazione. Sempre per chi è privo di contributi al 1996, ci sarebbe la via della pensione anticipata contributiva. Che si completa con 64 anni di età e sempre con almeno 20 anni di contributi. In questo caso però serve una pensione pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Significa una pensione, per il 2023, prossima ai 1.430 euro al mese. Dunque, in pensione con 22 anni di contributi versati è possibile in questi casi.

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