Il contraddittorio: di cosa si tratta e come utilizzare a proprio vantaggio una sua importante componente

Immaginiamo la seguente scena.

In un’aula giudiziaria un pubblico ministero ha appena terminato una lunga ed articolata arringa, in cui ha elencato i diversi motivi per sostenere la responsabilità penale dell’imputato e giustificare la sanzione richiesta.

Si alza il difensore e ribatte punto per punto alle tesi accusatorie.

Si è svolto quello che possiamo definire contraddittorio, ma di cosa si tratta e come utilizzare a proprio vantaggio una sua importante componente?

Ovvero, cosa significa effettivamente contraddittorio?

Di quali elementi si compone? È un qualcosa che si utilizza solo nei processi oppure lo possiamo utilizzare nella vita di tutti i giorni?

E quale utilità possiamo trarre da una sua fondamentale componente?

Il contraddittorio: di cosa si tratta e come utilizzare a proprio vantaggio una sua importante componente

Il concetto di contraddittorio trae origine dall’ambito legale.

E significa che tutte le parti di una causa, di una diatriba, devono poter esprimere le proprie prove, le proprie tesi e partecipare ad ogni fase del processo.

In altri termini, lo potremmo intendere come dialettica tra le parti, unitamente al diritto di partecipazione.

Storicamente è stato di fondamentale importanza nel rito penale diffuso nei Paesi anglosassoni, mentre in Italia fin tanto che rimase in vigore il codice di procedura penale Rocco, il contraddittorio non veniva integralmente applicato.

Solo con il successivo codice di procedura penale trovò più estesa applicazione, con la procedura della cross examination ed il correlato principio che anche la prova si forma solo nel contraddittorio tra le parti, a differenza di quanto avveniva anteriormente.

Proprio questo passaggio dal vecchio al nuovo codice di procedura penale diede l’occasione per approfondire tecniche di contraddittorio per i legali, in particolare i penalisti, che in Italia non erano molto abituati a condurre certi tipi di esame testimoniale.

Ma è un principio che possiamo utilizzare solo nei processi o potrebbe servire anche in altri contesti?

Una discussione tra noi ed altri soggetti può certo capitare anche al di fuori di un contesto processuale.

Prima di un eventuale processo potrebbe comunque capitare una discussione, ad esempio tra condomini, o tra condomino ed amministratore, o in qualsiasi altro contesto.

Discussione che non necessariamente darà vita ad un processo e che neppure riguarderà necessariamente questioni legali.

Ecco quindi che il contraddittorio potrà riguardare una qualsiasi discussione, nella quale, ovviamente, vorremmo avere ragione e far valere la nostra posizione.

Ma come riuscirci?

La struttura di un contraddittorio vincente

Un contraddittorio tra due soggetti essenzialmente si compone di questi elementi in una eventuale discussione.

Gli argomenti di un soggetto e gli argomenti dell’altro soggetto.

Quindi le eventuali repliche del primo soggetto e le eventuali repliche del secondo soggetto.

Tutto questo ha un’importanza fondamentale.

Infatti, proprio in considerazione di questa struttura, acquista fondamentale rilievo il seguente elemento.

La mancanza di replica su uno o più argomenti

Quando un soggetto si trova a dibattere con altro soggetto, espone le proprie argomentazioni.

Ma è anche importante ribattere alle argomentazioni dell’avversario.

Se non lo si fa, quasi sempre è perché si tratta di argomentazioni vincenti dell’avversario, che costituiscono quindi un punto debole per l’altra parte.

Ecco, quindi, che la mancanza di replica su punti e argomentazioni della controparte, costituisce un elemento fondamentale.

Per un verso, svela quali potrebbero essere argomenti decisivi di una controversia.

Per altro verso, ci dice quindi chi potrebbe prevalere in un processo o anche in una discussione al di fuori dal contesto giuridico.

Come utilizzare concretamente questo principio

Potete utilizzare questo principio in diversi contesti.

Rifacendoci all’esempio di cui sopra, ipotizziamo di avere una discussione con il nostro amministratore di condominio.

Non siamo d’accordo su un qualcosa che vorrebbe fare, e su cui ci ha scritto, e contraddiciamo la sua comunicazione, rispondendogli via mail.

Possiamo vincere le sue tesi, se ad esempio notiamo che, nella sua successiva risposta alla nostra mail, non avrà saputo ribattere ad una o più delle nostre argomentazioni.

Saranno quelle le argomentazioni vincenti, a nostro favore, che dovremo rimarcare in eventuali, successive comunicazioni, per farlo desistere dalla sua opinione.

Un esempio processuale storico ed evidente di questo principio: il caso Aldrovandi

Questo principio ha, a mio modesto avviso, trovato una evidente esemplificazione processuale in un caso giudiziario, che sicuramente resterà nella memoria storica di questo paese, il caso Aldrovandi.

Sintetizzando quanto successo, un gruppo di poliziotti percosse violentemente, con manganelli, un ragazzo, definito tossicodipendente, fino alla morte.

Seguì un processo contro i poliziotti, con l’accusa di omicidio colposo, in cui i poliziotti si difesero nel seguente modo.

Sostennero che il defunto era un tossicodipendente e che lo avevano dovuto trattenere da suoi movimenti violenti e scomposti, senza riuscirci.

Sarebbero quindi stati tali movimenti a causarne la morte.

Il ragazzo sarebbe quindi morto perché si sarebbe avventato con furia sui poliziotti, costretti a difendersi, e per movimenti scomposti, dovuti ad effetti delle sostanze stupefacenti assunte.

Il pubblico ministero e le parti civili sostennero invece che il ragazzo non era un tossicodipendente, ma solo una persona che faceva uso di minime dosi di sostanze stupefacenti, per verificarne gli effetti, dopo aver seguito dei corsi di formazione sulle medesime.

Nulla quindi che giustificasse la tesi dei poliziotti, i quali, quindi, lo avrebbero non trattenuto dai propri scomposti movimenti, ma percosso per altri motivi. Forse presi da quello che fu definito gioco della violenza.

Nel processo erano soprattutto queste due tesi a confrontarsi:

ragazzo in preda ad un violento raptus di violenza, effetto dell’uso di stupefacenti, oppure violenza gratuita perpetrata dalla polizia.

L’accusa aveva molte prove a suo favore.

Intanto molteplici testimoni, non solo dei fatti, ma anche della circostanza che il ragazzo non era tossicodipendente.

Ma su questi elementi la difesa tentò di portare elementi in senso opposto, soprattutto cercando di far cadere in contraddizione i testi dell’accusa.

Ma su un elemento non riuscì a controbattere.

Fu infatti eseguita anche un’autopsia, comprensiva di esame tossicologico.

E i risultati furono che nel sangue non si era trovato alcun elemento in quantità tale o di natura tale, che giustificasse la tesi dell’assunzione di elementi chimici, che potessero giustificare la ricostruzione della Polizia. Nulla che potesse scatenare le reazioni incontrollate, dichiarate dai poliziotti.

Ecco quindi l’applicazione del principio in un modo evidente.

La difesa non riuscì a contrastare prove accusatorie di tipo scientifico.

Pertanto questa mancata replica, come abbiamo visto sopra, rappresentava un vulnus fondamentale, con due importanti conseguenze.

Di qui si poteva comprendere, già prima della sentenza di primo grado, chi avrebbe vinto il processo, e le controparti della difesa, rappresentate dal pubblico ministero e dalle parti civili, potevano individuare nell’elemento, non oggetto di replica, una argomentazione vincente.

Infatti tra gli argomenti usati dall’accusa proprio i rilievi autoptici ed il processo si concluse con condanne in tutti i gradi di giudizio.

Peraltro va ricordato che tale processo non riveste importanza solo come dimostrazione del principio, che abbiamo affrontato in questo articolo. Ma anche come uno dei processi storici che tanto rilievo hanno avuto per dimostrare come anche l’Italia non sempre possa considerarsi uno Stato di diritto.

Conclusioni

In questo articolo, a proposito di “il contraddittorio: di cosa si tratta e come utilizzare a proprio vantaggio una sua importante componente” abbiamo visto che fondamentale componente del contraddittorio è la replica che il nostro avversario può svolgere rispetto ad una o più delle nostre argomentazioni.

Una eventuale mancanza di tale replica indica che la relativa argomentazione, proprio in quanto non contraddetta, potrà probabilmente costituire argomento vittorioso e ci indicherà anche chi probabilmente vincerà.

Colui, le cui motivazioni non si riescono a contraddire, sarà il probabile vincitore del contraddittorio, sia di tipo processuale, che in altri contesti.

A conferma che talora è più importante quello che manca, di quello che c’è.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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