I nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate sulle spese in bar, ristoranti e parrucchieri

Gli Esperti di ProiezionidiBorsa avvertono i Lettori che sono in corso i nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate sulle spese in bar, ristoranti e parrucchieri. Si fanno sempre più severi e capillari gli accertamenti del Fisco per evitare che i contribuenti sfuggano alla morsa delle imposte. L’evasione fiscale resta lo zoccolo duro contro cui lottare affinché le casse dello Stato non si impoveriscano ulteriormente. Già nell’articolo “Multe di oltre 3000 euro dall’Agenzia delle Entrate dopo i controlli sui contributi INPS” ci siamo occupati di problematiche simili.

Attualmente i nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate sulle spese in bar, ristoranti e parrucchieri sono in grado di inchiodare il malcostume degli elusori.  Gli strumenti di verifica di cui si avvale l’Autorità mirano ad effettuare dei controlli che non riguardano unicamente le operazioni sul conto corrente. L’attenzione del Fisco potrebbe partire dalla movimentazione e dal deposito bancario, ma di fatto approda a verifiche ancor più specifiche. A tal fine utilizza  l’arma dell’accertamento analitico-induttivo secondo quanto prescrive l’articolo 39, comma 1 del DPR N. 600/1973. L’Autorità può pertanto procedere con l’accertamento analitico-induttivo se presume la presenza di dati incompleti, falsi o inesatti nella dichiarazione del contribuente.

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I nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate sulle spese in bar, ristoranti e parrucchieri

Se al Fisco sorge il sospetto che il contribuente presenti una contabilità non attendibile può determinare il reddito attraverso delle presunzioni. Accade ciò quando ad esempio un imprenditore dichiara un consumo esagerato di materie prime rispetto ai guadagni che riporta in fattura. Sappiamo bene che in presenza di evidenti discrepanze fra entrate e uscite scattano inevitabilmente le verifiche dell’Autorità fiscale. È accaduto ad esempio che alcuni parrucchieri abbiano dichiarato l’acquisto di una quantità molto elevata di shampoo a fronte di una dichiarazione reddituale modesta.

Dinanzi a simili scenari risulta quanto mai legittimo presumere che siano in corso tentativi di evasione fiscale. Allo stesso modo quando i proprietari delle caffetterie denunciano l’acquisto di grandi quantitativi di miscela che non corrispondono agli effettivi ricavi. Non diverso quanto accade nei ristoranti in cui l’imprenditore dichiara un consumo di tovaglie e tovaglioli di gran lunga superiore a quello reale. I controlli dell’Agenzia delle Entrate riescono dunque a rilevare tramite l’accertamento analitico-induttivo alcuni scarti fra le voci di spesa e gli introiti. E ciò soprattutto quando il titolare di Partita IVA dichiara consumi di materie che non collimano con le entrate che confluiscono nella dichiarazione reddituale.

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