Ecco quando un lavoro a tempo determinato diventa a tempo indeterminato ed i precari possono finalmente essere stabilizzati 

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Con il termine di precario si fa riferimento a quel lavoratore che non ha un contratto di lavoro stabile. In altri termini è il lavoratore che ha un contratto a tempo determinato, assoggettato quindi ad una scadenza prefissata. Sono anni ormai che il lavoro a tempo determinato e quindi i precari sono diventati una costante nel sistema lavoro in Italia a partire dal Jobs Act dell’allora Premier Matteo Renzi. Questo anche perché spesso, nonostante norme restrittive, i datori di lavoro hanno approfittato di questa particolare forma di lavoro subordinato.

Ecco quando un lavoro a tempo determinato diventa a tempo indeterminato ed i precari possono finalmente essere stabilizzati

Il contratto a tempo determinato è senza dubbio una soluzione molto importante sia per il lavoratore che per il datore di lavoro. Infatti in entrambi i casi due soggetti possono reciprocamente conoscersi, verificare se è possibile proseguire nel rapporto di lavoro e se è il caso quindi, di continuare a stare insieme. In pratica il contratto a tempo determinato nasce come autentica anticamera del lavoro stabile. Si tratta di una specie di periodo di prova, ma molto più lungo rispetto a quest’ultimo. È evidente che questi sono i lati positivi di un rapporto di lavoro a tempo determinato. Il problema è che poi il lavoratore cerca inevitabilmente la sua stabilità lavorativa. Ed in questa ottica, la normativa vigente impone delle limitazioni all’utilizzo di questa formula, che non può superare determinati periodi temporali.

Le limitazioni alle proroghe

Dal punto di vista delle possibilità di utilizzare il contratto di lavoro a tempo determinato per le aziende, grossi limiti non ce ne sono. È fatto divieto di assumere a tempo determinato un lavoratore in sostituzione di uno assente per sciopero per esempio. Anomalie su questo genere di contratti sono similari a quelle di una assunzione non a norma. E poi un’azienda che negli ultimi sei mesi ha licenziato degli operai a tempo indeterminato, non può sostituirli con altri a tempo determinato. Lo stesso dicasi per quelle aziende che hanno avviato periodi di cassa integrazione per i loro dipendenti. In pratica è evidente che si tende ad evitare l’abuso di questa tipologia di assunzione che mina la stabilità del lavoratore.

Pertanto, ecco quando un lavoro a tempo determinato non può protrarsi oltre un certo limite. In effetti può durare massimo 12 mesi un contratto di lavoro a tempo determinato. Ma per esigenze improvvise ed improrogabili aziendali, come un boom di produttività o la sostituzione di un operaio per una emergenza improvvisa, si può andare oltre l’anno. Mai però si possono superare i 24 mesi. Senza queste urgenze, un contratto a tempo determinato superiore a 12 mesi diventa a tempo indeterminato decorsi proprio i 12 mesi. Oltre i 24 mesi il datore di lavoro può continuare a offrire lavoro precario allo stesso dipendente solo se autorizzato dall’Ispettorato del Lavoro. Nel lavoro stagionale queste regole non di applicano.

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