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Dietro il buon odore dell’erba tagliata si nasconde un piccolo triste segreto che pochi sanno

Dietro il buon odore dell’erba tagliata si nasconde un piccolo triste segreto che pochi sanno, ma che si dovrebbe conoscere. Perché? Perché in questo modo potremo conoscere fino in fondo quello che è il mondo e come funziona realmente la natura. E soprattutto capiremo che a volte se una cosa ai nostri occhi è bella e piacevole, non è detto che in realtà lo sia veramente. E quindi ecco che dietro il buon odore dell’erba tagliata si nasconde un piccolo triste segreto che pochi sanno.

L’erba del prato

Il prato si può tagliare d’estate, in primavera o d’inverno. Quello che è importante è farlo quando la situazione meteorologica è favorevole. Ogni volta che lo si taglia si sentirà un odore molto gradevole: l’odore del prato appena tagliato. Ecco questo odore secondo Jack Schultz e Heide Appel del Christopher S. Bond Life Science Center di MU in realtà non è proprio gradevole.

Jack Shultz a Central Standard: “L’odore d’erba appena tagliata è un grido d’aiuto”

In una trasmissione radiofonica lo scienziato ha dichiarato che l’odore dell’erba tagliata in realtà non è affatto gradevole. Ma come mai? Ogni essere vivente quando è in pericolo cerca al massimo delle proprie capacità di comunicarlo. Gli animali lo fanno, noi esseri umani lo facciamo e lo fanno anche le piante.

Quando le piante si sentono in pericolo emanano dei composti organici volatili biogenici per avvertire del pericolo e, in alcuni casi, per salvarsi. Ad esempio è stato scoperto che le piante del tabacco quando sono aggredite dai bruchi emanano un composto volatile delle foglie verdi che attira  altri insetti che si nutrono di bruchi.

La stessa cosa vale un pochino per l’odore dell’erba appena tagliata. Questa quando viene recisa rilascia un aldeide chiamato cis-3-Hexenal (C6H10O). E con questa molecola l’erba comunica il pericolo, che in questo caso è il tagliaerba.

Approfondimento

Se l’erba del vicino è sempre più bella è perché abbiamo sbagliato i semi.

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