Di quanto aumentano gli assegni delle pensioni INPS con 2 o 3 anni in più di lavoro?

Chi già possiede i requisiti per andare in pensione si chiede quanto convenga trattenersi qualche altro anno al lavoro per aumentare l’importo previdenziale. Si valuta quindi la possibilità di continuare a lavorare ancora per un po’ in modo da assicurarsi un rateo pensionistico più alto. Per fare una scelta consapevole bisogna sapere di quanto aumentano gli assegni delle pensioni INPS con 2 o 3 anni in più di lavoro. Si tratta di valutazioni utili soprattutto se si considera che già di per sé l’assegno pensionistico sarà più basso dello stipendio.

A tal fine potrebbe tornare utile l’articolo “Di quanto si riduce la pensione rispetto allo stipendio?” per farsi un’idea della differenza di importi. Per alcuni lavoratori che godono di buona salute e che hanno ancora energie da spendere potrebbe essere vantaggioso rinviare il pensionamento. L’ammontare dell’assegno previdenziale per altri contribuenti potrebbe invece non subire cambiamenti rilevanti per cui magari conviene ritirarsi dal lavoro. Tuttavia per valutare di quanto aumentano gli assegni delle pensioni INPS con 2 o 3 anni in più di lavoro bisogna analizzare diverse variabili. Si dovranno prendere in esame gli importi dello stipendio, le aliquote, il montante contributivo, l’età del richiedente il pensionamento e il criterio di computo previdenziale.

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Di quanto aumentano gli assegni delle pensioni INPS con 2 o 3 anni in più di lavoro

Per effettuare la scelta più vantaggiosa bisogna considerare il sistema di calcolo da applicare alla propria posizione lavorativa e contributiva. Se si adotterà il sistema retributivo un eventuale incremento dello stipendio avrà effetti positivi sul rateo pensionistico.

In tal caso trattenersi al lavoro con un potenziale incremento della retribuzione mensile farà aumentare anche la media degli stipendi degli ultimi anni. Per chi non possiede contribuzione negli anni precedenti al 1996 invece si farà ricorso unicamente al sistema contributivo in cui è fondamentale l’anzianità contributiva. Il che significa che il computo avviene sulla scorta dei contributi e del coefficiente di trasformazione che aumenta con l’età del lavoratore. Facciamo ricorso ad un esempio concreto per sapere approssimativamente di quanto aumentano gli assegni delle pensioni INPS con 2 o 3 anni in più di lavoro.

Il caso

Prendiamo il caso di un lavoratore di 62 anni che percepisce una retribuzione di 30.000 euro su base annua e che sceglie di trattenersi in servizio per altri 2 anni. Con un montante contributivo pari a 42 anni e 10 mesi se uomo e 41 anni e 10 mesi se donna riceverà un accredito contributivo pari al 33% su 30.000.

Ipotizzando che lo stipendio non subisca variazioni, con il coefficiente di trasformazione e un anno in più di contribuzione il lavoratore avrà un accredito di 9,900 euro. Se si tramuta il coefficiente di trasformazione in assegno pensionistico si ottiene all’incirca un importo pari 500 euro su base annuale. Se il lavoratore abbandona l’impiego due anni dopo, ossia a 64 anni, sarà più alto il coefficiente e quindi percepirà all’incirca 1.000 euro annui in più.

Con 3 anni in più di servizio e quindi accedendo alla pensione all’età di 65 anni il contribuente potrà invece godere di un rateo mensile di circa 120 euro in più. Gli importi qui presenti non hanno la pretesa di fornire informazioni definitive sull’ammontare delle pensioni quanto piuttosto di offrire una visione approssimativa del futuro previdenziale. Conviene pertanto rivolgersi al CAF o al Patronato e valutare nel dettaglio la propria situazione contributiva per poter effettuare scelte consapevoli e vantaggiose.

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