Come proteggere la privacy quando si lavora da casa 

Un aspetto spesso poco discusso dello smart working è l’importanza della privacy. Eppure, è importante adottare degli accorgimenti per far sì che la sicurezza della propria famiglia e del datore di lavoro sia garantita. Ecco come proteggere la privacy quando si lavora da casa.

Non solo problemi per la salute

L’epidemia di Covid ha significato per molti italiani il passaggio allo smart working. Da un lato c’è chi apprezza la possibilità di lavorare da casa. I vantaggi includono la possibilità di passare più tempo con la famiglia. Ma anche evitare lunghi viaggi per raggiungere il luogo di lavoro. Dall’altro lato, tuttavia, ci sono gli svantaggi per la salute. Molti fra coloro che lavorano da casa lamentano problemi al collo, alla schiena o agli occhi. Dolori che possono essere evitati adeguando il proprio spazio di lavoro. Vi sono poi i rischi per la salute mentale: lo smart working porta a socializzare meno. Inoltre, si fatica a definire una demarcazione chiara fra il tempo dedicato al lavoro e quello libero. Fra le problematiche associate allo smart working, tuttavia, spesso non si tiene conto della sicurezza informatica. Ecco come proteggere la privacy quando si lavora da casa.

I rischi per la privacy del lavoro da casa

Secondo Jason Nurse, professore in Cyber Security presso la University of Kent, bisogna fare innanzitutto attenzione a quali strumenti si usano per comunicare con i colleghi. Alcune delle piattaforme più comuni permettono a chi organizza la tele-riunione di controllare se la finestra della conversazione è effettivamente aperta. Dunque, se durante la videoconferenza si leggono le email, o si naviga su altre pagine, il datore di lavoro può rendersene conto.

Molti di questi strumenti, inoltre, raccolgono informazioni sulla posizione del dispositivo, il sistema operativo, l’indirizzo IP e il tipo di dispositivo utilizzato. Occorre inoltre rimanere aggiornati su eventuali bug che permettono a individui non invitati di accedere alle chiamate. Infine, il professore mette in guardia sull’abitudine di condividere screenshot o foto della propria postazione di lavoro su internet. È normale che il distanziamento sociale accresca la voglia di restare connessi attraverso i social. Lo testimonia l’esplosione degli hashtag #workfromhome o #smartworking. Tuttavia, in questo modo si rischia di condividere informazioni private con malintenzionati.

Approfondimento 

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