Come prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro senza temere di fare brutta figura

Presentarsi a un colloquio di lavoro è diventato quasi un vero e proprio lavoro. Infatti, è sempre più difficile prepararsi nella maniera giusta. A cominciare dall’outfit, passando alla postura e concludendo con l’atteggiamento. Il processo di selezione è diventato sempre più complicato. Spesso sono più test psicologici che effettive chiacchierate per capire se la persona che l’esaminatore ha davanti è realmente quella che sta cercando.

Capita sempre più sovente che i selezionati vengano chiamati a ribadire il curriculum, che dovrebbe essere, invece, la base di partenza su cui costruire il colloquio. Questo potrebbe mettere a disagio il candidato, che non si sentirebbe già inizialmente molto considerato. Di conseguenza, è consigliabile presentarsi al colloquio senza crearsi aspettative, ma cercando di essere pronti a ogni evenienza. Come spesso capita, non esiste la formula perfetta, ma l’importante è saper fronteggiare il problema quando si presenta, cercando di non farsi sorprendere, qualora sia possibile.

Come prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro senza temere di fare brutta figura

Quindi, non avere aspettative è il primo passo. Il secondo è di sapere, almeno a grandi linee, dove si sta entrando. Studiare nei limiti del possibile l’azienda presso cui sosterremo il colloquio. Oggi abbiamo tutti i mezzi a disposizione per non farci trovare impreparati. Non dobbiamo presentarci da saputelli o sapientoni, ma semplicemente con la consapevolezza di conoscere, anche se magari non dettagliatamente, l’azienda che ci ha chiamato.

Presentarsi al colloquio con un pochino di anticipo, cercando di curare il proprio aspetto. Che non vuol dire passare per quello che non si è. Semplicemente rimanere sé stessi, senza snaturarsi, ma badando di essere presentabili e composti. Non eccedere nella gestualità e avere un tono di voce deciso e rassicurante per chi ci ascolterà. Non dobbiamo essere titubanti, ma dobbiamo far passare il messaggio che siamo nel più totale controllo delle nostre facoltà. In fondo non stiamo andando al patibolo!

Come dicevamo in precedenza, dobbiamo cercare di non farci sorprendere dalle domande che l’esaminatore ci farà. Dalle più banali e aperte, “mi parli di lei”, a quelle magari situazionali, tipo “cosa farebbe se” o “in questa situazione, come agirebbe”. Se non abbiamo una capacità comunicativa di grande spessore, cerchiamo di non infilarci in vicoli ciechi. Le nostre risposte devono essere chiare, possibilmente sintetiche, e devono trasmettere la nostra personalità.

Domande da porre

Un altro consiglio prezioso è quello di porre delle domande al nostro esaminatore. Non devono essere quesiti banali, ma incisivi e determinati. Se siamo interessati al trattamento economico e non ci viene spiegato, magari è consigliabile porre un paio di domande preliminari prima di affrontare l’argomento. Evitare banalità tipo “com’è lavorare in questa azienda” o “che clima si respira in azienda” oppure “ci sono margini di crescita”. Nessuno risponderà mai che il clima è pessimo, che è molto meglio lavorare in altre aziende o risposte simili.

Affrontare questo momento con grande serenità, senza eccessive aspettative, ecco come prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro senza temere di fare brutta figura.

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