Come funziona un ricorso INPS e quanto tempo c’è per presentarlo

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Presentare una domanda di pensione oppure una domanda di disoccupazione o ancora una richiesta di rimborso e così via, sono tutti diritti dei contribuenti italiani nei confronti dell’INPS. Ma così come il contribuente ha diritto a effettuare delle richieste all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano, così anche l’Istituto ha il diritto di rigettare queste richieste.

Il rapporto tra contribuenti e INPS, però, non si interrompe a una domanda e un’eventuale reiezione della stessa da parte dell’Istituto. Il contribuente, infatti, ha il diritto anche di muovere contro la decisione dell’Istituto e quindi di presentare ricorso. Ma come funziona un ricorso INPS? Una domanda a cui cercheremo di dare la dovuta risposta.

Il ricorso all’INPS, cosa significa e come funziona

Molti fraintendono l’iniziativa del ricorso con una autentica causa in tribunale. Alla fine magari si arriva davvero in tribunale ma il ricorso e tutto fuorché citare il giudizio l’INPS. In genere, un ricorso viene avviato da un contribuente che si è visto bocciare una domanda da parte dell’INPS, contestandone le motivazioni.

Infatti, nel momento in cui un contribuente si rende conto, per esempio, di non avere requisiti utili alla prestazione richiesta e quindi che la bocciatura della domanda da parte dell’INPS e lecita, il ricorso è soltanto una perdita di tempo e quindi controproducente.

Non è raro, però, che l’Istituto sbagli nel respingere una domanda a un contribuente. In questo caso il ricorso dello stesso è più che lecito. Naturalmente, bisogna rispettare i termini previsti per ricorrere a tutte le altre regole che gestiscono situazioni di questo genere.

Come funziona un ricorso INPS e quanto tempo c’è per presentarlo

Che sia sui contributi versati oppure su una prestazione richiesta e non concessa, il ricorso da parte del contribuente è ammesso dalla normativa vigente. In questo caso si chiama ricorso amministrativo perché contesta i provvedimenti presi dall’INPS.

In base alla prestazione richiesta o alla domanda bocciata, bisogna indirizzare il ricorso all’Ente competente. Infatti, non sempre un ricorso contro un provvedimento dell’INPS va mandato allo stesso Istituto. A volte è possibile risolvere delle controversie presso l’ispettorato territoriale del lavoro.

È il caso, per esempio, in cui l’INPS respinge la domanda di pensione a un contribuente, per dei contributi previdenziali che all’Istituto non si trovano. E magari sono contributi che effettivamente per il lavoratore ha versato il suo datore di lavoro.

A prescindere dall’organismo competente e a prescindere dalla materia dell’istanza su cui presentare ricorso, questo va inoltrato entro 90 giorni dalla data in cui è stata ricevuta la reiezione della domanda. In questo caso, se la reiezione è arrivata per posta, fa fede il timbro postale.

Il ricorso bisogna presentarlo in via telematica direttamente all’Istituto e in questo caso occorre rivolgersi a intermediari che operano, in delega, a nome del contribuente. Ma si può fare anche da soli, come al solito con SPID, CIE o CNS.

Termine più lungo con il silenzio diniego

L’interessato può presentare ricorso anche su un provvedimento per il quale l’INPS non si è espresso. Capita, infatti, che un contribuente presenti domanda all’INPS per una determinata prestazione o per un determinato servizio, senza ricevere risposta.

A prescindere dalla motivazione che c’è dietro la mancata risposta, in questo caso si parla di silenzio diniego. L’INPS non rispondendo lascia intendere che ha bocciato le pretese del contribuente. In questo caso il ricorso bisogna farlo decorsi 120 giorni dalla data di presentazione della domanda.

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