Andare in pensione anche solo qualche mese dopo potrebbe cambiare in meglio l’importo dell’assegno e non solo per i contributi versati

Quando ci si avvicina all’età della pensione si comincia a essere impazienti di andare a riposo. Soprattutto per coloro che hanno iniziato a lavorare molto giovani. O per chi ha una carriera molto lunga alle spalle. Iniziare un nuovo capitolo della propria esistenza può essere allettante. Non avere più i ritmi quotidiani scanditi dall’orario lavorativo può sembrare una vera e propria liberazione. Ed ecco quindi che non si vede l’ora di smettere di lavorare. Senza tenere conto che andare in pensione solo qualche mese dopo potrebbe essere molto più conveniente.

Attenzione l’importo è per sempre

Quello che molto spesso non si valuta prima del pensionamento e che si sta prendendo una decisione che influenzerà tutta la restante parte di vita. Dopo il pensionamento si dovrà contare solo e soltanto sull’importo del proprio assegno mensile a meno che non si voglia lavorare anche dopo la quiescenza. Fare in modo, quindi, che l’importo spettante sia il più alto possibile é essenziale per il lavoratore poiché esauriti i risparmi e il TFR si avrà solo l’assegno mensile erogato dall’INPS.

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Le cose da prendere in considerazione sono molteplici e la prima è che qualsiasi anticipo pensionistico ha un costo per il lavoratore. Non per le penalizzazioni ma per il sistema di calcolo contributivo che diventa più conveniente con il passare dell’età.

Andare in pensione anche solo qualche mese dopo potrebbe cambiare in meglio l’importo dell’assegno

In alcuni casi ritardare il pensionamento anche di pochi mesi potrebbe fare la differenza sull’assegno  che si andrà a percepire. Facciamo un semplice esempio. Un lavoratore raggiunge i 42 anni 10 mesi di contributi a maggio 2022. Considerando anche i 3 mesi di finestra di attesa obbligatori, potrebbe pensionarsi a partire dal 1° settembre di quest’anno. Ma a novembre compie 62 anni. Quest’ultimo particolare è molto importante. Perché accedendo alla pensione a settembre lo farebbe con 61 anni di età e, quindi, con il coefficiente di trasformazione del 4,639%.

Attendendo il 1° dicembre invece e avendo compiuto i 62 anni, verrebbe applicato un coefficiente di trasformazione maggiormente conveniente  pari a 4,770% . In questo modo si avrebbe un sicuro vantaggio nel calcolo dell’assegno previdenziale ritardando il pensionamento di soli 3 mesi. Non solo, infatti, il lavoratore verserebbe  3 mesi di contributi in più che influiscono, anche se lievemente, sul calcolo. Ma vedrebbe applicato un moltiplicatore dello 0,131% in più. Sembra poco, ma applicato su decine di anni di contributi genera sicuramente un importo non indifferente.

Approfondimento

Difficile da credere ma andare in pensione prima ha sempre un costo per il lavoratore e l’assegno spettante è sempre più basso

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