«Alcuni colossi cinesi lasciano la Russia», tutta l’ambivalenza del Paese del Dragone verso Putin, l’intervista alla sinologa Messetti

Un’immersione rapida e furtiva nella Cina d’oggi soprattutto nelle sue relazioni con l’Occidente. Lo facciamo con la sinologa Giada Messetti che ha vissuto a lungo in Cina. Ha scritto per «Diario» e collaborato con gli uffici di corrispondenza della Rai, de «Il Corriere della Sera» e de «La Repubblica». Attualmente è autrice televisiva per RAI3 e cura una rubrica di notizie cinesi su RAI Radio1. Per Mondadori ha pubblicato «Nella testa del Dragone» (2020) e «La Cina è già qui» (2022).

Lei ha scritto il libro «La Cina è già qui»? In che senso? dove la «troviamo»?

«Ovunque perché ormai ciò che viene deciso in Cina ha delle ripercussioni dirette sulla nostra vita di tutti i giorni. Se Xi Jinping decide che a Shanghai si applichi un lockdown severissimo, succede che i pezzi di ricambio e le componenti delle nostre auto e delle nostre bici non arrivino. Questo è solo un piccolissimo esempio». Da qualche tempo «alcuni colossi cinesi lasciano la Russia», ma al leader Xi pare non piacere l’espansione smisurata della Nato.

Se «La Cina è già qui» può rappresentare un problema o un’opportunità?

«A lungo la Cina è stata vissuta come un’opportunità soprattutto commerciale ed economica. Ora siamo entrati in una nuova fase in cui viene sottolineata soprattutto la natura problematica dei rapporti con la Cina. La Cina può essere entrambe le cose, ma va gestita bene (in entrambi i casi)».

«Alcuni colossi cinesi lasciano la Russia», tutta l’ambivalenza del Paese del Dragone verso Putin, l’intervista alla sinologa Messetti. Perché è urgente capire come «pensa il Dragone»?

«Perché fatichiamo a comprendere che l’incontro con la Cina porta con sé una complessità per noi finora sconosciuta. Applicare le nostre lenti per approcciarsi al Dragone può essere spesso fuorviante. Il modello Occidentale in Cina non è più qualcosa cui tendere perché il Paese ha creato un suo modello alternativo che in qualche modo funziona. Giudicare senza provare a capire perché la Cina ha certi comportamenti, in questa fase storica, può portare solo al muro contro muro che dal mio punto di vista non può portare nulla di buono».

Federico Rampini qualche settimana fa ripreso un tweet di un leader di uno Stato Africano in cui dice che «la maggior parte della popolazione, che non è bianca, sostiene la Russia». Quindi verosimilmente anche la Cina. È così?

«La Cina non ha votato le sanzioni Occidentali, ma questo non significa che la Cina appoggi l’operato della Russia. La Cina appoggia la narrazione russa sul fatto che la guerra in Ucraina sia stata causata dagli Usa e dall’espansione ad Est della NATO. Pensa questo perché è funzionale alla narrazione cinese che vuole gli Stati Uniti e la “Nato asiatica” occupate a contenere la Cina nell’Asia Pacifico. Tuttavia è molto innervosita dalla mossa di Putin. La Cina, anche in questo caso, fa la Cina e tiene insieme degli estremi che a noi sembrano contraddittori: non sostiene la Russia (sta rispettando le sanzioni occidentali e alcuni grandi colossi cinesi stanno abbandonando il territorio russo), ma contemporaneamente non vuole isolarla politicamente». 

Nei tentativi di capire la cultura e il modo di essere e pensare cinese, chi ne scopre meraviglie viene annoverato come filocinese. Chi ne scova le contraddizioni, filoamericano (atlantista). Qual è il vero al netto dei clichè?

«Il vero è che la Cina è un Paese molto complesso che ragiona in modo diverso da noi e che noi conosciamo molto poco. Sui media troviamo spesso una narrazione semplicistica, che rilancia cose che noi crediamo di sapere sulla Cina, ma che in realtà sono semplificazioni che sarebbe ora di superare. Bisogna studiare la Cina, le sue dinamiche sociali, la sua filosofia per poter trovare il modo di mettersi in ascolto. E “mettersi in ascolto” non significa “condividere” quello che l’altro dice, ma creare le basi per poter avere un dialogo vero ed efficace». Intanto «alcuni colossi cinesi lasciano la Russia», ma questo non significa l’isolamento da parte del Paese del Dragone.

In una nostra intervista a Mariella Milani, ci ha raccontato (anche) dei tempi in cui alcuni stilisti hanno sfilato sulla Grande Muraglia. Cosa e quanto siamo lontani da quei tempi (in termini geopolitici)? Ovviamente se siamo lontani….

«L’immagine della Cina all’estero, soprattutto in Occidente, oggi è molto negativa. Per i brand commerciali non è più sempre conveniente venire associati al mercato cinese. Dall’altra parte però la classe media (500 milioni di persone circa) e i ricchi cinesi rimangono molto attrattivi per gli imprenditori di tutto il Mondo». E «alcuni colossi cinesi lasciano la Russia», ma difficilmente lasceranno l’Europa e l’Occidente.

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