A chi proprio assolutamente non conviene il calcolo contributivo della pensione

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Fino a che la pensione era calcolata solo con il sistema retributivo i pensionati italiani non avevano problemi. Fino al 1996 non c’erano pensionati poveri perché le pensioni, bene o male, andavano a rispecchiare l’ultimo stipendio percepito. Magari un po’ più basso. Ma in ogni caso si parlava di una riduzione percentuale minima. Oggi, invece, ci sono pensionati che a fronte di stipendi di 2.000 euro si ritrovano con una pensione di 750 euro al mese. Colpa del calcolo contributivo, ma non solo. Colpa anche delle carriere che oggi sono più discontinue. Ma a chi proprio assolutamente non conviene passare da un calcolo misto retributivo a uno contributivo?

Differenza tra calcoli per l’assegno pensionistico

La differenza sostanziale tra i due sistemi di calcolo è data dal fatto che il sistema retributivo prende a riferimento solo gli ultimi 5 o 10 anni di carriera. E di retribuzione. E su quelli basa la pensione spettante per tutti gli anni di servizio. Ma si sa che in una carriera continuativa gli ultimi anni sono quelli in cui le retribuzioni sono migliori.

Ed in questo modo questi anni migliori vanno ad incidere anche sui primi anni di lavoro, quando magari le retribuzioni erano più basse. Determinando una pensione alta.

E il calcolo contributivo?

Il calcolo contributivo, invece, va considerato un po’ come un salvadanaio. Tanto si versa e tanto restituisce come pensione. Perché alla fine i contributi sono soldi, e sono calcolati in percentuale sulla retribuzione. E poi la pensione è calcolata sui soldi versati in tutta la vita lavorativa. Indipendentemente da quelli che sono gli anni migliori e quelli peggiori.

Per questo, anche se più equo, il sistema contributivo è meno conveniente per calcolare la pensione. E per questo i lavoratori lo temono. Ma ce ne sono alcuni che dovrebbero temerlo di più di altri.

A chi proprio assolutamente non conviene che la pensione sia calcolata con il sistema contributivo

In alcuni casi l’applicazione del sistema contributivo puro è assolutamente un salasso a livello economico per il lavoratore. È il caso, ad esempio, di chi ha versato più di 18 anni di contributi prima del 1996. In questo caso, infatti, il sistema retributivo è applicato fino al termine del 2011 e sono solo pochi gli anni che ricadono nel meno conveniente sistema contributivo. Optare per un contributivo puro significherebbe, quindi, una perdita ingente sulla pensione.

Non conviene neanche nel caso che negli ultimi anni di carriera il lavoratore abbia avuto guadagni molto alti. In questo caso questi inciderebbero sul calcolo della quota retributiva della pensione. Andando ad alzare la quota spettante nei primi anni di carriera in cui gli stipendi erano decisamente più bassi. Anche in questo caso l’applicazione del sistema contributivo porterebbe ad un’ingente perdita a livello economico sull’assegno.

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