Tutte le pensioni anticipate con vincoli e calcoli che l’INPS applica

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Nel sistema previdenziale italiano la pensione anticipata è una misura strutturale del sistema, nel senso che non ha una scadenza prefissata e vale ogni anno. Quando, però, si parla di pensioni anticipate in senso più largo si parla di tutta una serie di misure che consentono di accedere alla pensione con anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia. Tra penalizzazioni e vincoli ecco un quadro abbastanza dettagliato delle misure pensionistiche anticipate oggi previste dall’ordinamento.

Tutte le pensioni anticipate con tutti i vincoli ed i calcoli che l’INPS applica

Come già detto, per pensione anticipata si intende sia la principale misura di pensionamento del sistema italiano insieme alla pensione di vecchiaia, ma anche tutte le altre pensioni che permettono di uscire dal lavoro prima dei 67 anni di età. La pensione di vecchiaia ordinaria, infatti, si prende con 20 anni di contribuzione e con 67 anni di età. Sono le due soglie minime, queste, che possono essere superate nel momento in cui un uomo arriva a 42 anni e 10 mesi di contributi versati. Una donna, invece, quando arriva a 41 anni e 10 mesi di contributi versati.

Sono le due soglie contributive utili per la pensione anticipata ordinaria. La decorrenza di questa prestazione è posticipata di tre mesi rispetto alla data di completamento dei requisiti. E non c’è vincolo di età per i beneficiari di questa prestazione. L’unico paletto è il fatto che di questi 42 anni e 10 mesi o 41 anni e 10 mesi di contributi versati, almeno 35 devono essere al netto di quelli figurativi da malattia e disoccupazione. Stesso discorso per la quota 41 precoci, che non fa distinzioni tra uomini e donne e si centra una volta maturati 41 anni di contributi.

Le altre pensioni anticipate presenti nel sistema

Pensione anticipata, però, è anche quella spettante a chi ha una invalidità pensionabile pari ad almeno l’80%. Se la riduzione specifica della capacità lavorativa in relazione alla tipologia di lavoro svolto è tale da essere riconosciuta dall’INPS per almeno l’80%, le donne possono uscire dal lavoro a 56 anni di età. Gli uomini, invece, a 61 anni. Questo, purché in possesso di almeno 20 anni di contributi versati. In questo caso la finestra è di 12 mesi. Anticipata è anche la pensione con l’APE sociale, che consente l’uscita dai 63 anni con 30, 32 o 36 anni di contributi versati in base alla categoria di appartenenza. Tre anni prima, invece, è possibile uscire con la quota 102. Con 64 anni di età e 38 anni di contributi versati, di cui 35 effettivi, infatti, per i lavoratori si può aprire la porta alla pensione per quotisti di quest’anno.

Ma a volte il calcolo penalizza

Tutte le pensioni anticipate prima citate sono neutre da penalizzazioni. Effettivamente si tratta di misure il cui calcolo della prestazione è esattamente come quello della pensione di vecchiaia ordinaria, cioè col sistema misto. Ci sono casi, invece, di prestazioni anticipate che prevedono dei tagli cospicui di assegno. Opzione donna, per esempio, obbliga al ricalcolo contributivo della prestazione. Consente, però, uscite dal lavoro a partire dai 58 o 59 anni (dipendenti o autonome), una volta raggiunti 35 anni di contributi versati. Si tratta di pensione anticipata a 64 anni anche per quella dedicata a chi non ha contributi versati prima del 1996. Si può lasciare il lavoro con 64 anni di età e 20 anni di contributi versati se il primo di questi contributi è stato accumulato dopo il 31 dicembre 1995.

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