Prende forma una sperimentazione che punta a cambiare il ruolo dei certificati di malattia e il rapporto tra salute, occupazione e sostegno economico. Il tema è rilevante perché riguarda milioni di lavoratori e tocca due piani distinti: da una parte il certificato che valuta la capacità di lavorare, dall’altra la indennità di malattia che tutela il reddito durante l’assenza.
In parallelo, dal 6 aprile 2026 sono previste nuove regole per l’aiuto economico ai dipendenti malati. Inoltre il progetto pilota britannico viene osservato con attenzione da imprese, medici e sindacati. Infatti l’obiettivo dichiarato è semplice: evitare che una diagnosi si trasformi automaticamente in un’uscita lunga dal mercato del lavoro.
Perché Londra vuole superare i certificati di malattia tradizionali
Il punto di partenza della riforma è un dato molto chiaro. Ogni anno nel Regno Unito vengono emessi circa 11 milioni di certificati. Va ricordato che circa il 90% di questi documenti dichiara il lavoratore non idoneo a svolgere le proprie mansioni.
Secondo il governo britannico, questo schema rischia di produrre un effetto opposto a quello desiderato. Infatti il certificato tutela la salute nel breve periodo, ma può anche allontanare la persona dal lavoro per tempi lunghi. Per questo motivo l’esecutivo vuole spostare l’attenzione da un giudizio secco, cioè non puoi lavorare, a una domanda più pratica: come puoi continuare a lavorare in sicurezza.
In questo caso non si parla di cancellare il ruolo dei medici. I professionisti continueranno a valutare le condizioni cliniche del paziente. Allo stesso tempo, però, il sistema dovrebbe offrire una strada successiva più articolata. L’idea è cercare soluzioni compatibili con la salute, invece di fermarsi a una semplice esclusione dal lavoro.
Il tema pesa soprattutto per chi convive con patologie croniche, disturbi muscolo-scheletrici o problemi di salute mentale. Inoltre queste situazioni spesso non impediscono ogni attività, ma richiedono adattamenti. Se il lavoratore perde il contatto con l’azienda, infatti, il rientro può diventare più difficile anche sul piano sociale oltre che economico.
Dove parte il progetto pilota e quale sarà il ruolo di medici, NHS e imprese

La sperimentazione non copre tutto il Paese. Il test parte in aree precise: Birmingham, Solihull, Coventry, Warwickshire, Cornovaglia, Isole Scilly, Lancashire e South Cumbria. In queste zone il governo verificherà se un modello più flessibile può funzionare meglio dei tradizionali certificati di malattia.
Il progetto coinvolge diversi attori. Ci sono i medici, il NHS, le imprese e i servizi pubblici per l’impiego. Inoltre ogni territorio potrà adottare strumenti leggermente diversi. In questo caso il lavoratore, dopo la valutazione sanitaria, potrebbe ricevere un supporto personalizzato per restare occupato senza rischi.
Le soluzioni possibili comprendono mansioni adattate, riduzione temporanea dell’orario, attività alternative o percorsi di riqualificazione. Per questo motivo il progetto mira a mantenere il legame con l’azienda e a ridurre il rischio di esclusione dal mercato del lavoro. Allo stesso tempo le imprese potrebbero conservare competenze che oggi si perdono durante assenze molto lunghe.
Non mancano però i rischi. Molti medici segnalano un possibile aumento del carico amministrativo, già elevato nella pratica quotidiana. Inoltre alcune associazioni temono che la spinta al reinserimento possa trasformarsi in una pressione indebita su chi ha bisogno di recuperare con tempi più lunghi. Va ricordato che la riforma resta in fase di prova e che i risultati della sperimentazione saranno decisivi per eventuali estensioni nazionali.
Ecco cosa cambia con la nuova indennità di malattia
Accanto al progetto sui certificati, il Regno Unito ha definito nuove regole per la indennità di malattia. I due temi vanno distinti con attenzione. Infatti il certificato riguarda la valutazione della capacità lavorativa, mentre l’indennità riguarda il sostegno economico durante l’assenza.
Dal 6 aprile 2026 la copertura economica scatterà dal primo giorno di assenza. In precedenza molti lavoratori restavano scoperti nei primi giorni. Inoltre vengono eliminati alcuni requisiti minimi di reddito, con un allargamento della platea a dipendenti part-time, precari o con retribuzioni basse.
Cambia anche il metodo di calcolo. L’importo sarà determinato prendendo il valore più basso tra 123,25 sterline a settimana e l’80% della retribuzione media settimanale. In questo caso la logica è chiara: ridurre il rischio che una persona continui a lavorare pur essendo malata solo per non perdere reddito.
Gli effetti possibili sono rilevanti. Per chi soffre di patologie croniche o problemi di salute mentale, una tutela economica più ampia può rendere il percorso di cura meno fragile. Inoltre un sistema che favorisca il lavoro sicuro può aiutare il mantenimento dell’occupazione. Allo stesso tempo le aziende potrebbero gestire meglio i rientri graduali. Resta però un quadro normativo in evoluzione, che richiede verifiche su date, importi e ambito territoriale della sperimentazione.
