Se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota?

Quando la persona cara passa a miglior vita, gli eredi subentrano nella ripartizione della quota di eredità che spetta a ciascuno. È possibile che sia presente un testamento che determini già l’attribuzione degli averi, oppure, si segue il principio della legittima. Qualunque sia il caso di interesse specifico, se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota? Nelle seguenti righe gli esperti di ProiezionidiBorsa risponderanno a questo interrogativo mostrandovi cosa prevede la normativa al riguardo.

Come funziona l’assegnazione della quota nella successione ereditaria

Il vostro caro familiare è defunto lasciando agli eredi non solo una quota di beni, ma anche dei consistenti debiti. In questi casi, accade assai di frequente che alcuni eredi preferiscano rinunciare alla propria quota e non farsi carico di tali oneri. Ebbene, se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota?

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Secondo quanto prevede la legge, i termini per rinunciare all’eredità sono corrispondono a 10 anni dall’apertura della successione. Questo è quanto stabilisce l’art. 480 del Codice civile. Ciascun erede ha la facoltà, entro tale arco temporale, di dichiarare la propria rinuncia ed eventualmente anche di revocarla. Questo a patto che non si abbia già disposto del patrimonio del defunto.

Se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota?

Sulla base di queste informazioni, prendiamo in esame il caso in cui il defunto non abbia lasciato un testamento. Se un erede rinuncia alla propria quota a seguito della successione, la sua parte va a beneficio degli altri soggetti chiamati per legge. Questi, a loro volta, potranno decidere se accettare o meno tale parte. Secondo tale principio, il Codice civile stabilisce una sorta di gerarchia che si segue nell’assegnazione della quota. Stando alla successione legittima, si devolve l’eredità a:

a) coniuge e discendenti del defunto, ossia i figli e i nipoti;

b) agli ascendenti del defunto, come i genitori ed i nonni;

c) ai collaterali del defunto, ad esempio fratelli e sorelle;

d) ai parenti fino al sesto grado;

e) in ultima istanza allo Stato.

Seguendo quest’ordine, in caso di rinuncia l’eredità si distribuisce tra i successivi di grado ulteriore. Questi, a loro volta, avranno la facoltà di accettare o rinunciare. È importante tenere a mente che la quota del rinunciante passa ai suoi discendenti se sono presenti. Altrimenti, il diritto si sposta agli ascendenti. Questo descrive quello che si chiama meccanismo di rappresentazione. Questa logica si comprende più facilmente con un esempio. Se un nonno muore, la sua eredità passa ai figli. Se uno dei figli vi rinuncia, la quota passa al figlio del figlio se presente. In caso contrario, la quota si trasferisce agli ascendenti. Questo è il meccanismo che vale in caso di rinuncia.

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