Quanto costa riscattare i contributi ai fini della pensione?

Il lavoratore che ha dei buchi contributivi può ottenere il riconoscimento della contribuzione per i periodi in cui non possiede copertura assicurativa. A differenza dell’accredito dei contributi figurativi che avviene gratuitamente, il riscatto comporta invece l’investimento di denaro da parte del richiedente. Raccogliere informazioni su quanto costa riscattare i contributi ai fini della pensione permette di valutare se conviene o meno recuperare le lacune assicurative. Per colmare il mancato versamento della contribuzione il lavoratore deve sostenere dei costi che tuttavia si possono rateizzare senza l’aggravio di interessi.

In un precedente articolo abbiamo risposto ai Lettori che chiedevano “Quanti anni di contributi si possono riscattare per la pensione?”. La domanda è quanto mai legittima per chi intende avvalersi dell’opportunità dell’anticipo pensionistico. Tuttavia prima ancora di valutare quanto costa riscattare i contributi ai fini della pensione bisogna individuare i periodi riscattabili e quali lavoratori possono beneficiarne. Si possono riscattare gli anni relativi ai titoli di studio, come la laurea, per i quali non corre l’obbligo della contribuzione. Il lavoratore ha facoltà di riscattare anche il congedo parentale, l’aspettativa senza retribuzione per l’assistenza a invalidi, l’attività all’estero. A ciò si aggiungano i periodi di sospensione dell’impiego, di servizio civile, di aggiornamento professionale e di studio.

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Quanto costa riscattare i contributi ai fini della pensione?

Si può presentare domanda di riscatto della contribuzione nell’arco di tempo compreso tra il 2019 e il 2021. Fra i vantaggi di cui gode il lavoratore ricordiamo la possibilità di dedurre i costi del riscatto dalle imposte IRPEF nel corso di un quinquennio. I periodi di contribuzione mancante di cui è possibile chiedere il riscatto vanno dal 1° gennaio 1996 al 29 gennaio 2019.

I costi da sostenere annualmente per il riscatto della copertura assicurativa sono pari a 5.240 euro per l’anno 2019. Il lavoratore che non dovesse disporre di risorse economiche sufficienti può optare per la rateizzazione della spesa. La rata minima da versare senza dover sostenere anche l’onere degli interessi corrisponde a 30 euro. Il versamento dei contributi può dunque avere luogo nel corso di 10 anni con un massimo di 120 rate da corrispondere con cadenza mensile.

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