Quanti contanti si possono versare al mese in banca senza subire controlli fiscali?

Quanti contanti si possono versare al mese in banca senza subire controlli fiscali?

Il correntista che si ritrova del denaro in contanti deve sapere quanti ne può versare nell’arco di un mese senza subire controlli fiscali. Ciò perché potrebbe, anche a sua insaputa e per semplice ingenuità, diventare bersaglio di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dal 1° luglio prossimo inizierà la lotta spietata contro l’uso dei contanti per ostacolare le strategie a cui ricorre chi non paga le tasse. Prima di effettuare ogni pagamento vi dovrete chiedere se sia possibile farlo in moneta liquida o se dobbiate necessariamente utilizzare pagamenti tracciabili.

In un  precedente articolo abbiamo fornito risposto a quei contribuenti che si sono chiesti “Come giustificare il versamento di contanti sul conto corrente”. Adesso occupiamo di verificare quale è il limite di versamento che il correntista farebbe bene a non superare. Soprattutto se si effettuano molte operazioni bancaria conviene sapere quanti contanti si possono versare al mese in banca senza subire controlli fiscali.

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Quanti contanti si possono versare al mese in banca senza subire controlli fiscali?

Chi non ha intenzione di conservare soldi in contanti in casa fino a quale somma può depositare sul conto corrente? O conviene forse acquistare una cassetta di sicurezza in cui custodire il denaro che non proviene dallo stipendio o da altre fonti documentabili?

Innanzitutto occorre sapere che il titolare di un conto corrente ha la libertà di versare le somme di denaro di cui dispone. Nessun funzionario bancario potrà porre un limite al versamento di contanti sul conto. Né esiste una normativa che  indichi un tetto massimo per il deposito di soldi contanti presso un istituto bancario.

Tuttavia la presenza di molti soldi in giacenza sul conto potrebbe indurre l’Agenzia delle Entrate ad effettuare ispezioni fiscali. Ciò accade solo nel caso in cui si determina una differenza netta tra gli introiti che si dichiarano al Fisco e quelli in giacenza. Ovviamente l’Autorità fiscale chiederà ragione della provenienza dei soldi che sono in deposito se il loro ammontare supera di molto i redditi da lavoro. Oltre alla normativa che il contribuente può consultare nel Testo Unico sulle imposte sui redditi, esistono altre disposizioni legislative che autorizzano operazioni di verifica e accertamento.

Si pensi ai controlli bancari la cui disciplina figura nel Testo Unico Bancario nella parte relativa all’obbligo di trasparenza dei contratti che si stipulano con i clienti. Nello specifico, l’articolo 128 recita che “la Banca d’Italia può acquisire informazioni, atti e documenti ed eseguire ispezioni presso le banche, gli istituti di moneta elettronica, gli istituti di pagamento e gli intermediari finanziari”.

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