Novità sulla pensione di reversibilità con i nuovi limiti di taglio alla cumulabilità per le vedove

Come ormai sappiamo tutti, nel momento che viene a mancare il coniuge, al superstite viene riconosciuta la pensione di reversibilità. Questo per garantire a chi rimane in vita un continuità economica. Oltre al dolore della perdita, infatti, non si può, dopo una vita di condivisione, far fronte anche alla mancanza di entrate certe. Per quel che riguarda, però, la pensione di reversibilità che spetta alla vedova o al vedovo, bisogna capire come opera la cumulabilità. Se il superstite ha redditi molto alti, infatti, la prestazione subisce una decurtazione fino al 50%. La sentenza 162 della Corte Costituzionale porta importanti novità sulla pensione di reversibilità con i nuovi limiti.

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La sentenza sui limiti di cumulabilità

Il fine della pensione di reversibilità è quello di valorizzare il legame che, in vita, univa moglie e marito. Anche e soprattutto a livello economico. Si pensi che anche in caso di nuove nozze viene riconosciuta una somma una tantum invece del trattamento mensile. Questo per sottolineare quanto l’istituto della reversibilità è considerato fondamentale dal nostro ordinamento. La sentenza nasce dal casa di una vedova titolare del trattamento ai superstiti. La donna per due anni ha beneficiato anche di altri redditi personali. E l’INPS gli ha ridotto il trattamento previdenziale di una quota che supera i redditi in questione.

La Corte Costituzionale che si è espressa sulla questione, ha ritenuto la cosa irragionevole. In questo modo, infatti, la pensione di reversibilità nuoce a chi la percepisce perchè, di fatto, gli fa venire meno una somma superiore ai redditi personali prodotti.

La Corte, ovviamente, ribadisce il bisogno di limitare il cumulo tra pensione di reversibilità e redditi personali. Ma precisa anche che la decurtazione che sul trattamento opera deve essere limitata alla concorrenza con i redditi stessi.

Novità sulla pensione di reversibilità con i nuovi limiti di taglio alla cumulabilità per le vedove

La Corte Costituzionale con questa storica sentenza, quindi, pone un limite al taglio che opera sulla pensione ai superstiti. E questo limite è determinato proprio dall’ammontare dei redditi stessi. La decurtazione, quindi, non può superare il valore dei redditi cumulati. Facciamo un esempio pratico.

Una vedova percepisce la pensione di reversibilità del marito pari a 1.200 euro al mese e decide di svolgere qualche lavoretto. Percepisce, quindi, oltre alla pensione ai superstiti anche 500 euro al mese da questo lavoro. La sua pensione di reversibilità non potrò essere tagliata più di 500 euro. Anche se dovesse operare la decurtazione al 50%. Questo per fare in modo che anche in presenza di tagli alla vedova sia garantito sempre e comunque un reddito cumulato pari al trattamento intero. Anche se una parte viene da redditi diversi della pensione.

Lettura consigliata

L’INPS pagherà anche alle vedove la quattordicesima sulla pensione di reversibilità ma solo in questi casi

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