Niente pensione a 67 anni sotto i 710 euro con il contributivo

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Le pensioni nel 2023 potrebbero cambiare se il Governo apre ad una profonda riforma. Questo è ciò che oggi appare chiaro. Infatti le alternative sono sempre le solite e cioè la conferma di alcune misure che vanno a scadenza il 31 dicembre 2022. Parliamo dell’APE sociale, di Quota 102 e di opzione donna. In entrambi i casi però si tratta di interventi atti a scongiurare il ritorno pieno alla riforma Fornero del 2012. Infatti il rischio di tornare alle pesanti regole imposte da quella riforma di fronte ad un immobilismo da parte del nuovo Governo è elevato. Ma quando si parla di Legge Fornero rigida e dura verso i lavoratori, si fa riferimento a regole pensionistiche che spesso non consentono il pensionamento nemmeno ai 67 anni di età previsti per la pensione di vecchiaia. E con il nuovo anno, l’INPS aggiornerà al tasso di inflazione alcuni importi dei trattamenti minimi o dell’assegno sociale che metterebbero ancora più a rischio le pensioni per molti lavoratori.

Niente pensione a 67 anni sotto i 710 euro

La pensione di vecchiaia non subirà modifiche nel 2023, perché i requisiti resteranno invariati come già da tempo previsto. Niente adeguamento alle aspettative di vita e quindi requisiti congelati nel 2023. Ma le pensioni di vecchiaia ordinarie non possono essere considerate come un corpo unico nel nostro sistema. In linea generale le pensioni di vecchiaia si centrano con 67 anni di età e con 20 anni di contributi. E questo vale per tutti, senza distinzione di lavoro svolto o di genere. Ma la platea dei prossimi ai 67 anni nel 2023, andrebbe scissa in due grandi aree.

xLa prima è quella dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del 1996 e che pertanto rientrano nel calcolo della pensione con il sistema misto. I secondi invece sono quelli per cui la carriera è iniziata dopo il 1996 e che rientrano nel sistema contributivo. Una divisione in due categorie che è necessaria per capire che, nonostante i requisiti generali siano identici per tutti (67 anni di età e 20 di contributi), c’è chi in pensione non ci potrà andare.

La pensione a 67 anni non è per tutti

Niente pensione a 67 anni sotto i 710 euro? Andiamo per ordine. Le riforme delle pensioni che più hanno inciso sul sistema attuale sono senza dubbio quelle del 1996 e del 2012. La prima è la riforma Dini che introdusse il calcolo contributivo della pensione. La seconda è la già citata riforma Fornero. La somma dei due interventi sul sistema previdenziale italiano ha prodotto sostanzialmente ciò che accade oggi e che accadrà domani. Niente pensione a 67 anni sotto i 710 euro è ciò che molti lavoratori si troveranno a dover affrontare nel 2023. Sono quanti hanno una carriera iniziata dopo il 1995.

Infatti per loro oltre a raggiungere i 20 anni di contributi e i 67 anni di età, dovranno raggiungere un predeterminato importo minimo della pensione. Un importo commisurato all’assegno sociale. Oggi per poter accedere alla pensione un lavoratore che si trova in queste condizioni dovrà ottenere un assegno pari a circa 702 euro al mese. Senza questa pensione, chi ne otterrà una di importo inferiore, non potrà uscire a 67 anni ma dovrà attendere i 71.

Nel 2023 sale l’importo minimo

Oggi l’assegno sociale è pari a 468,28 euro al mese. Ciò significa che una pensione pari ad 1,5 volte l’assegno sociale, cioè la soglia minima per poter accedere alla pensione di vecchiaia come contributivi, è pari esattamente a 702,42 euro al mese. Se il calcolo della prestazione ne dà una al di sotto di questa soglia, niente pensione a 67 anni. Ma nel 2023 dovrebbe salire l’assegno sociale, con la classica indicizzazione che riguarda anche le pensioni minime e l’integrazione al trattamento minimo.

Salendo l’importo dell’assegno sociale salirà inevitabilmente anche quello della soglia della pensione minima per i contributivi. Che stando ai dati di oggi, dovrebbe salire oltre i 710 euro al mese come importo minimo per la pensione di vecchiaia. E la pensione si allontanerebbe sempre di più dai lavoratori, che a volte con solo 20 anni di contributi una pensione così elevata non la prendono. Ipotizzare numerose domande respinte dall’INPS con questa motivazione non è esercizio azzardato.

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