NASPI terminata e poi reddito di cittadinanza, ecco quando e come fare

Naspi

Per le persone prive di lavoro o che gravano in condizioni reddituali precarie l’INPS eroga sussidi e ammortizzatori sociali. Nell’ordinamento esistono due misure principali da questo punto di vista. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali la misura si chiama NASPI. Per i sussidi la misura principale è il reddito di cittadinanza, misura di contrasto alla povertà. Sono due misure totalmente differenti sia dal punto di vista dei requisiti che dal punto di vista della struttura. Ma sono due misure che prima di tutto possono essere addirittura cumulate tra loro. Ma possono essere anche l’una successiva dell’altra, sempre al perdurare nella situazione di crisi economica e lavorativa che ha determinato la prima richiesta. NASPI terminata e poi reddito di cittadinanza quindi, per chi resta in condizioni tali da poter rientrare nella seconda misura.

Disoccupati, redditi bassi e povertà

La NASPI è un ammortizzatore sociale pagato dall’INPS a chi perde involontariamente il proprio lavoro. Per poter beneficiare della NASPI occorre aver lavorato almeno 13 settimane negli ultimi 4 anni e avere almeno 3 giornate lavorative nei 12 mesi che precedono la domanda di disoccupazione. La NASPI può essere percepita per un massimo di 24 mesi o meglio della metà delle settimane lavorate nel quadriennio precedente la data di presentazione della domanda o quella di perdita del posto di lavoro. L’importo erogato di NASPI è pari al 75% dello stipendio medio utile ai fini previdenziali percepito dal lavoratore sempre durante gli ultimi quattro anni.

Il reddito di cittadinanza è un sussidio?

Il reddito di cittadinanza invece è un vero e proprio sussidio. Si tratta di un sussidio erogato mensilmente da parte dell’INPS a chi è prossimo alla soglia della povertà. La Naspi per disoccupati, non ha limiti di reddito e non è collegato a situazioni di povertà o problematiche varie. Il reddito di cittadinanza invece necessita dell’ISEE, ed è collegato al reddito e al patrimonio della famiglia del richiedente.

Con la Naspi meno limitazioni rispetto al reddito di cittadinanza

La NASPI è commisurata al lavoro svolto e allo stipendio percepito nei quattro anni precedenti. Il reddito di cittadinanza è basato sulla situazione reddituale di una famiglia. I soldi della NASPI possono essere spesi liberamente mentre quelli del reddito di cittadinanza devono essere usati per beni di prima necessità, farmaci o per le bollette delle utenze domestiche.

Naspi terminata e poi reddito di cittadinanza, ecco quando e come fare

La NASPI dura massimo 24 mesi. Il reddito di cittadinanza invece dura 18 mesi ma è rinnovabile di 18 mesi in 18 mesi con pausa di un mese tra un rinnovo e l’altro. Al termine della NASPI se perdura la situazione di non lavoro e le condizioni reddituali sono utili al reddito di cittadinanza, il disoccupato può liberamente percepire il quest’ultima misura. La NASPI però fa reddito e come tale entra nell’ISEE. In pratica il beneficiario della disoccupazione quando produrrà l’ISEE per la domanda del reddito di cittadinanza si troverà la NASPI percepita due anni prima. L’importo del reddito di cittadinanza sarà calmierato alla NASPI percepita. Per evitare tagli al sussidio o per non rischiare di perderlo, meglio usare l’ISEE corrente, aggiornandolo alla data in cui non si percepisce più la NASPI. in questo caso il reddito di cittadinanza può essere percepito, sempre che non ci siano altri patrimoni o redditi ad influenzarlo.

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