Licenziamenti fermi per altri 3 mesi

La crisi continua e non è che la si può interrompere da un giorno all’altro. Quindi, parallelamente, i decreti si susseguono e vanno di proroghe in proroghe per ciascuna problematica. La questione nodale riguarda la forza lavoro, spina dorsale dell’Italia ed è rispetto ad essa che si sconta il premio di civiltà del nostro paese. Oggi l’Italia è in ginocchio e chiede aiuto all’Europa ma le decisioni della politica e la modalità in cui verranno spesi questi soldi, presi in prestito, renderà o meno possibile la rinascita. Alla fine, l’Ue ha in parte ceduto alla richiesta di aiuto ma, in ogni caso, nessuno potrà impedire di indebitarci. Lo eravamo prima e lo saremo, a maggior ragione, dopo. Ma quale è realmente la priorità? Senza dubbio è la tutela del lavoro che significa anche tutela della dignità degli italiani. Quindi, certo va bene, per tamponare l’emorragia, la proroga per atri 90 giorni della Cassa Integrazione.

Contestualmente, si proroga lo stop ai licenziamenti per altri 3 mesi. Questo è quanto assicurato dal Ministro del Lavoro. Tuttavia, resta la necessità di effettuare una programmazione a lunga scadenza e stabilire il dopo come dovrà articolarsi. All’uopo, il Ministro Catalfo esordisce: “meno sussidi e più riqualificazione dei lavoratori. Il più grande investimento che possiamo fare per evitare una gravissima crisi occupazionale è quello delle politiche attive”. Naturalmente, in teoria, le politiche attive dovrebbero essere già operative in quanto inserite nel Jobs Act del 2015. Però, esse così come congegnate finora appaiono insufficienti a fronte di un tale cataclisma. Quindi, bisognerà reinventarsi anche sotto questo punto di vista. Infatti, i progetti Occupami, Garanzia Giovani, Occupazione Giovani hanno incontrato troppe falle sulle quali occorrerà riflettere. Riflettere in tempi brevi…

Altre misure correlate: il reddito di emergenza

Oltre allo stop ai licenziamenti per altri 3 mesi e alla proroga della Cassa Integrazione, dal nuovo Decreto Cura Italia sarà introdotto il reddito di emergenza. Si tratterà di una misura temporanea della durata di due o tre mesi. L’assegno varia da 400 ad 800 euro, a seconda che chi lo chieda sia un singolo o una famiglia. Detta misura potrà convivere con il reddito di cittadinanza per i lavori poveri, compresi gli autonomi. Chi ad esempio percepisce soltanto 200 euro di reddito di cittadinanza, potrà integrare con gli altri 400 del reddito di emergenza.

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