Insultare un pubblico ufficiale è reato?

Le forze dell’ordine hanno il diritto di effettuare controlli su strada, anche in assenza di sospette irregolarità e anche se non si è violato il Codice della Strada. Possono farlo anche più volte, nell’arco della medesima giornata, senza che ciò possa reputarsi un abuso. Pertanto, se a fronte di un controllo inaspettato o apparentemente immotivato si perde la pazienza, abbandonandosi ad offese e volgarità, cosa succede? In altri termini: insultare un pubblico ufficiale è reato? Sull’argomento è intervenuta più volte la Cassazione, prendendo una posizione in merito. Vediamo, dunque, come si è orientata.

Oltraggio al pubblico ufficiale

La recente riforma n. 77/2019 ha limitato fortemente l’ambito di operatività del reato di oltraggio al pubblico ufficiale. Sicché, oggi, commettere detto reato è più difficile che in passato. In particolare, esso ricorre solo in presenza delle seguenti condizioni:

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1) la frase deve essere offensiva e non semplice espressione del diritto di critica;

2) essa deve essere proferita in luogo pubblico o aperto al pubblico, ad esempio in strada oppure in un parcheggio. Invece, ad esempio, non si commette reato se il luogo è il cortile condominiale o le scale di casa propria;

3) la frase deve essere percepibile da almeno due persone, oltre ovviamente all’offensore e all’offeso.

4) l’offesa deve essere proferita quando il pubblico ufficiale si trovi nell’esercizio delle proprie funzioni ed, inoltre, proprio in virtù di esse. In presenza delle indicate condizioni, quindi, insultare in pubblico ufficiale è reato.

Cosa ha stabilito la Cassazione sul punto

La Corte di Cassazione con sentenza n. 9200/20, ha dimostrato di non dare tanto peso al senso letterale delle parole quanto, piuttosto, all’intenzione di chi le proferisce. Quindi, l’aspetto più problematico dell’oltraggio al pubblico ufficiale è, proprio, la valutazione delle frasi e della loro portata offensiva. Esso, si ricordi, è un reato rivolto a tutelare il decoro della divisa e l’immagine di essa di fronte alla collettività. Ne deriva che il reato ricorre se si scredita il pubblico ufficiale, prendendosi gioco di lui e mancandogli di rispetto. Sulla scorta di tali principi, la Cassazione ha confermato la condanna definitiva per un uomo le cui parole, rivolte a due agenti di polizia municipale, erano state ritenute offensive. Nel caso di specie, infatti, era stato accertato che il fatto era avvenuto in una pubblica piazza e nel corso di una manifestazione religiosa. Inoltre, si era verificato, in presenza di parecchie persone, con la conseguenza che la condizione circa la possibilità di percezione dell’offesa, poteva dirsi ampiamente soddisfatta.

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