In tumulto i conservatori inglesi dopo le dimissioni di Boris Johnson

BORIS JOHNSON

Dopo una serie di scandali, ultimo in ordine di tempo il cosiddetto Scandalo Pincher, il Premier inglese Boris Johnson non è riuscito a reggere all’ondata delle dimissioni in massa dei suoi ministri. Infatti circa 60 componenti della sua squadra di Governo hanno deciso, a vari livelli, di abbandonare i rispettivi incarichi. Non solo, ma anche l’opinione pubblica, da sempre divisa sulla figura dell’eclettico Premier, ormai non lo sosteneva. Il primo indizio si era visto quel 3 giugno quando, Johnson e signora, giungevano nella cattedrale di St.Paul per partecipare alle celebrazioni del Giubileo di platino della Regina Elisabetta. Ad accompagnare il suo ingresso in quell’occasione, sonori fischi dal pubblico. Non solo, anche i sondaggi erano contro di lui, con il 70% circa della popolazione che ne chiedeva le dimissioni. Dimissioni che sono arrivate oggi, come leader del partito conservatore. Rimarrà però in carica fino alla scelta del prossimo leader.

In tumulto i conservatori inglesi perchè se da un lato possono tirare un sospiro di sollievo, dall’altro devono prendere atto di un rappresentante scomodo come Johnson. Infatti la carriera dell’ormai ex Premier inglese, è costellata da eventi a dir poco peculiari. Dopo aver cavalcato l’onda della Brexit, rifiutando la sua versione soft e preferendone una più netta, si è trovato a dover gestire, dopo la sua elezione nel 2019, prima la pandemia mondiale, quindi una serie di scanali e successivamente la guerra in Ucraina. Ed è stata proprio una situazione internazionale estremamente incerta a farlo titubare fino all’ultimo. Anche perché l’inquilino di Downing Street era riuscito a superare, seppur non perfettamente indenne, la tempesta del Partygate.

In tumulto il conservatori inglesi dopo le dimissioni di Boris Johnson

Le feste organizzate in piena pandemia, gli avevano causato un tentativo, fallito, di sfiducia. Un gesto che, sebbene non pericoloso per il suo Governo, era indicativo della fragilità dell’appoggio di cui poteva godere anche all’interno del suo stesso Partito.

Londra, attualmente, si trova a dover gestire un’inflazione ai massimi da 40 anni con una crescita del 9% anno su anno. Non solo, ma come tutto il resto del Pianeta, anche la Gran Bretagna deve affrontare una crisi energetica intravista già a settembre. A fine giugno alcune testate avevano riportato che, in caso di taglio delle forniture russe all’Europa, Londra avrebbe potuto ricorrere a sua volta al blocco dei flussi verso il Vecchio Continente. Questo perché Londra, pur potendo sfruttare risorse interessanti grazie ai giacimenti del Mare del Nord, non può contare su grandi capacità di stoccaggio. Il blocco dei rifornimenti inglesi verso l’Europa sarebbe vista come una scelta estrema dettata da una serie di eventi avversi altrettanto estremi.

Approfondimento

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