In questi casi i due mesi di contributi figurativi della maggiorazione non vengono accreditati agli invalidi

La normativa italiana tutela in diversi modi gli invalidi. E se da una parte sono previste misure come la pensione di invalidità civile, dall’altra ci sono anche misure per chi continua a lavorare. La pensione di invalidità, infatti, spetta al disabile con reddito basso a partire dal 74% di percentuale. Ma ci sono anche altre agevolazioni, come l’assegno ordinario di invalidità che non richiede di smettere di lavorare. Per i lavoratori diversamente abili, poi, sono previsti benefici anche a livello previdenziale. E in tutti i casi si tenta di agevolare il pensionamento del disabile rendendolo più facile e veloce. In questi casi, i due mesi di contributi, però, non vengono riconosciuti all’invalido con almeno il 75%.

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Maggiorazione contributiva in questi casi, ecco come funziona

All’invalido con percentuale superiore al 74%, la normativa riconosce 2 mesi di contribuzione figurativa per ogni anno effettivamente lavorato. Questo significa che lavorando un anno il diversamente abile accumula 14 mesi di contributi. 12 mesi effettivi e 2 mesi figurativi. Fino ad un massimo di 5 anni che possono essere utilizzati per il diritto e per la misura della pensione.

L’invalido, quindi, in teoria potrebbe accedere alla pensione anticipata ordinaria 5 anni prima (se lavora per 30 anni con i requisiti sanitari richiesti). E con circa 37 anni di contributi se è uomo, per le donne ne basterebbero 36 anni.  Ma attenzione, l’INPS riconosce il beneficio solo per i periodi di lavoro effettivo in cui si è in possesso di  invalidità superiore al 74%.

In questi casi i due mesi di contributi figurativi della maggiorazione non vengono accreditati agli invalidi

La maggiorazione di due mesi riconosciuta agli invalidi spetta solo in costanza di rapporto di lavoro alle dipendenze di un privato o della pubblica amministrazione. L’INPS non riconosce il beneficio, quindi,  per i periodi di assenza dal lavoro. Spetta. invece, solo per i periodi in cui si è prestata attività lavorativa.

Di fatto, quindi, se si fruisce di un congedo straordinario per assistere un familiare la contribuzione figurativa non viene riconosciuta, perché durante la fruizione del congedo l’attività lavorativa è sospesa. Allo stesso modo, la maggiorazione non spetta quando l’invalido versa contribuzione volontaria, perché, anche in quel caso, non ha svolto attività lavorativa. Lo stesso discorso è valido anche per la contribuzione figurativa o da riscatto che non sia correlato ad attività lavorativa.

Bisogna, quindi, fare molta attenzione quando si considera la maggiorazione spettante. Una volta presentata domanda, infatti, i periodi riconosciuti potrebbero essere inferiori a quelli calcolati. E se si raggiunge il requisito contributivo per la pensione utilizzando anche la maggiorazione si potrebbe avere una brutta sorpresa.

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