In Niger non si trova il bandolo della matassa

Niger-Foto da pixabay.com

Dopo quasi tre settimane dal colpo di Stato in Niger, orchestrato, il 26 luglio, dagli apparati militari di Niamey, la situazione appare ancora confusa e lontana dal trovare un assetto stabile. Una breve panoramica dello scenario nel Sahel ci aiuterà a capire quali potrebbero essere le possibili evoluzioni della situazione geopolitica in questo tormentato, ma strategico, angolo d’Africa. In Niger non si trova il bandolo della matassa.Vediamo cosa sta succedendo.

La situazione

Il deposto Presidente Mohammed Bazoum, legittimamente eletto e riconosciuto dalla comunità internazionale, è stato estromesso dai golpisti e si trova ancora prigioniero nella capitale Niamey. Il Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria (Cnsp), come si auto-definisce la giunta militare ora al potere, ha affidato la formazione di un nuovo governo ad Ali Mahaman Lamine Zeine, il quale ha immediatamente nominato come Ministri della Difesa e dell’Interno due generali della giunta. Va aggiunto che l’ultimatum lanciato dall’Ecowas al Niger, poco dopo la presa del potere da parte dei militari, ed inteso a far deporre loro le armi, è caduto nel vuoto senza produrre alcun esito. In Niger non si trova il bandolo della matassa: perchè?

Il ruolo dell’Ecowas nella regione

L’organizzazione Ecowas, Economic Communities of West African States, subito dopo la notizia del colpo di stato in Niger è entrata in fibrillazione, temendo che le turbolenze nigerine potessero generare un effetto contagio verso altri Stati vicini. Questa entità sovranazionale comprende 15 stati dell’Africa occidentale, dal Golfo di Guinea fino ai confini con il Sudan. L’Ecowas è stata creata nel 1975 con il Trattato di Lagos. Non è però stata realmente operante almeno al fino 1995 quando, su impulso soprattutto della Nigeria, essa è stata rilanciata dopo una profonda revisione dei trattati istitutivi.

Da quel momento l’Ecowas ha iniziato ad operare come mediatore politico della regione tentando, ed in alcuni casi riuscendovi, di sedare le periodiche crisi regionali che affliggono quest’area geopolitica. Vi è però da notare che negli ultimi anni questa organizzazione si è trovata a sospendere la Guinea, il Mali ed il Burkina Faso a seguito dei colpi di stato militari avvenuti precedentemente in queste tre nazioni. Se a questi aggiungiamo i diversi golpe avvenuti nel Sudan, si può concordare con quegli analisti che hanno ribattezzato la regione saheliana, ed i suoi immediati dintorni, con il poco invidiabile nomignolo di “coup belt”, cioè la cintura (geografica) dei colpi di stato.

L’importanza della Nigeria nello scenario di crisi

Di fronte ad un Ecowas piuttosto frastagliato e dai compiti militari non chiaramente definiti, emerge il ruolo della Nigeria, come leader regionale de facto. Nella riunione di questo organismo, indetta il 30 luglio e tenutasi non casualmente ad Abuja, capitale della Nigeria, l’Ecowas ha fatto sfoggio di assertività, affermando di poter intervenire militarmente con almeno 25.000 soldati, per ristabilire l’ordine costituzionale in Niger. La maggioranza di queste truppe sarebbe offerta dalla Nigeria, il paese più grande e popoloso dell’area dove gli interessi in campo energetico e minerario sono da decenni di primaria importanza per molti paesi occidentali. La Nigeria è infatti il più forte, militarmente parlando, tra gli Stati appartenenti all’Ecowas, del quale esprime anche il Presidente, il nigeriano Bola Tinubu appunto.

Il cambio di linea dell’Ecowas nei confronti della giunta golpista del Niger

La linea della risposta militare, inizialmente adottata dall’Ecowas, sembra però al momento essere appoggiata solo dal Benin, dalla Costa d’Avorio e dal Senegal, mentre gli altri membri dell’organizzazione si sono defilati o apertamente detti contrari. Gli ultimi sviluppi in seno all’Ecowas si sono quindi registrati in una nuova riunione dell’organizzazione, tenutasi il 10 agosto. Le decisioni che ne sono scaturite sembrano in parte attenuare l’opzione militare, pur non escludendola completamente.

Infatti, durante il meeting, il Presidente dell’Ecowas, Bola Tinubu ha rilasciato la seguente dichiarazione: «diamo la priorità alle negoziazioni diplomatiche e al dialogo come fondamenti del nostro approccio», aggiungendo subito dopo: «non c’è nessuna opzione che scartiamo, compreso l’uso della forza come ultima possibilità». Sembra pertanto, almeno per il momento, che si allontani la soluzione militare, a favore dell’opzione diplomatica. Ma i cambi di fronte, in questa tormentata regione dell’Africa, appaiono repentini ed imprevedibili e quindi non sono assolutamente esclusi nuovi cambi di strategia nella gestione della crisi nigerina.

In Niger non si trova il bandolo della matassa. Implicazioni economiche

I consumatori nigerini stanno subendo un’impennata dei prezzi dei generi alimentari di base da quando il golpe militare ha scatenato le sanzioni commerciali dell’Ecowas. In un mercato già colpito dalla siccità, un sacco di riso è aumentato di oltre un terzo, arrivando a circa 15.000 franchi CFA (25 dollari), in conseguenza della interruzione dei flussi commerciali. Anche l’olio è salito a 33.000 CFA a lattina, dai 22.000 di qualche giorno prima. Il colpo di Stato in Niger è anche una cattiva notizia per l’Italia, in quanto potrebbe mettere in crisi il tanto pubblicizzato “piano Mattei”, che mira a rafforzare le partnership energetiche con i fornitori africani, e aumentare i flussi migratori verso l’Europa meridionale.

La soluzione alla crisi appare ancora lontana. La crisi nigerina è solo l’ultima (Mali, Burkina Faso, Sudan, Chad) in una regione sempre più instabile. Il possesso di importanti risorse strategiche garantisce alle giunte militari della regione un senso di sicurezza, nonostante l’opposizione dei Paesi vicini e dei blocchi regionali. La loro disponibilità a scambiare queste risorse per la sopravvivenza consolida la loro presa sul potere, presentando un dilemma impegnativo per la comunità internazionale.

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