Il business che attira investimenti e garantisce profitti e guadagni: anche il settore moda si è accorto del suo potenziale 

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C’è un business che ha conosciuto un grande boom durante la pandemia ma che non accenna a battute d’arresto. Si tratta della stampa 3D. Scopriamo il mondo dei makers, dei fablab e del motivo per cui i grandi gruppi hanno sempre più interesse a investire in questo settore. 

Molti di noi, prima della pandemia, pensavano alla stampa tridimensionale come a qualcosa di futuristico e quasi fantascientifico. Tutti ricorderanno la vicenda dell’azienda bresciana Isinnova srl che durante la pandemia si è resa disponibile a produrre valvole per respiratori con la stampante 3D per sopperire alla mancanza di questi dispositivi e garantire così la possibilità di salvare la vita a decine di persone.

Questo tipo di stampa è estremamente versatile e può essere impiegata per una moltitudine di applicazioni dal campo aerospaziale a quello delle auto, da quello odontoiatrico a quello della moda. È notizia di pochi giorni fa che World Group, leader nella produzione di stampanti 3D ha ricevuto una commessa per la realizzazione di 3 stampanti per tessuti decorati da importanti marchi di moda per un valore di 1,2 milioni di euro. General Motors già nel 2019 si affidò alla stampa 3D. Vediamo quindi di cosa si tratta e i problemi legati ai brevetti.

Il business che attira investimenti e garantisce profitti e guadagni: la stampa 3D

Il mondo della manifattura additiva (altro nome per indicare la stampa 3D) è davvero eterogeneo e composito. Questo comparto è composto da piccoli makers artigianali fino ad aziende di elevato livello tecnologico che producono attrezzature per questo tipo di stampa. In tutto il Mondo sono sorti con gli anni centinaia di gruppi e community di makers (stampatori 3D) per la condivisione di progetti, idee e consigli. È un fenomeno partecipativo che potremmo ricondurre a quello dell’open source: da codici sorgente liberi si possono elaborare infiniti software e programmi. I fablab ne sono un esempio pratico. I cosiddetti fablab sono dei laboratori per la stampa digitale e in alcuni casi si tratta di veri centri di ricerca e formazione. Ciò che emerge e accomuna le diverse tipologie di fablab è l’atmosfera di condivisione dei progetti per la stampa digitale.

Il nodo dei diritti di proprietà industriale

Laddove si parli di replica di oggetti o prodotti tramite la stampa tridimensionale, è inevitabile parlare di tutela dei diritti di proprietà industriale come i brevetti. Durante la pandemia è cresciuta l’istanza per eliminare questi diritti almeno sui prodotti e i dispositivi elettromedicali. La questione è delicata ed ancora lungi dal trovare una soluzione.

Potenzialità della stampa 3D

La manifattura additiva viene spesso considerata come tecnologia per la prototipazione. Quindi chi ha necessità di realizzare un prodotto prima di ingegnerizzarlo per la produzione su scala industriale si rivolge ad un makers o a dei fablab per ottenerne il prototipo. Con il tempo questa tecnologia, grazie ai prezzi delle stampanti 3D divenuti più abbordabili, è stata utilizzata per la produzione di piccoli lotti di prodotti. La sfida che hanno recepito e raccolto le aziende del settore è quella di rendere possibile la produzione su larga scala di prodotti stampati in digitale. In quest’ottica grandi passi in avanti sono stati compiuti anche per l’introduzione di nuovi materiali per la stampa 3D. Ecco dunque il business che attira investimenti e garantisce profitti e guadagni.

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