Ecco i tre casi in cui rischi di essere licenziato per giusta causa

La legge italiana tutela fortemente il lavoro ed i lavoratori. Per questo motivo nessuno può essere licenziato senza un valido motivo. Insomma, il datore di lavoro non può licenziare un dipendente per semplice antipatia o per inserire un sostituto più gradito. L’azienda può però allontanare un lavoratore che, per grave malattia o infortunio, non sia più in grado di svolgere la sua funzione. Oppure ridurre il numero di addetti in un momento di ristrutturazione aziendale. L’ultima possibilità è il licenziamento per giusta causa, ovvero una motivazione estremamente grave. Tale da non consentire la prosecuzione del rapporto ed obbligare ad una risoluzione immediata. Ricordiamo, a proposito del licenziamento per malattia prolungata, che il dipendente beneficerà di una serie di tutele tra cui il periodo di comporto. In merito a questo argomento, consigliamo di leggere un nostro recente approfondimento.

Il licenziamento per giusta causa

Il codice civile disciplina il licenziamento per giusta causa con l’articolo 2119. La legge consente al datore di lavoro di interrompere immediatamente e senza preavviso il rapporto di collaborazione. L’imprenditore può appellarsi alla giusta causa sia per situazioni dolose che in caso di colpa non intenzionale. Dovrà essere evidente che quanto accaduto impedisce di riprendere la normale attività lavorativa e rende necessario l’immediato allontanamento del lavoratore. Tali colpe dovranno essere evidenti, inconfutabili e dimostrabili anche in sede di giudizio. In caso di contestazione del provvedimento da parte del dipendente licenziato, l’onore della prova sarà a carico dell’imprenditore.

Ecco i tre casi in cui rischi di essere licenziato per giusta causa

La legge non può prendere dettagliatamente in considerazione tutte le possibili cause di licenziamento per giusta causa. Per questo motivo, riassume le cause di interruzione immediata del rapporto di lavoro in tre categorie. Ovvero l’interesse oggettivo dell’impresa, la violazione di norme di legge o dei contratti collettivi e la violazione delle regole del vivere civile. Ecco i tre casi in cui rischi di essere licenziato per giusta causa. Comportamenti lesivi degli interessi aziendali che comportano il licenziamento per giusta causa possono essere diversi. Ad esempio, ripetute assenze ingiustificate che rendono difficoltosa l’organizzazione dell’impresa. Oppure un’attività svolta dal lavoratore in concorrenza con il proprio datore di lavoro.

Le violazioni della legge e dei contratti collettivi

Abbiamo visto che anche la violazione delle norme di legge o dei contratti collettivi può determinare un licenziamento per giusta causa. Citiamo, ad esempio, la falsificazione di un certificato medico o il compimento di un reato che può causare danni reputazionali all’azienda. Oppure una ripetuta assenza alle visite fiscali o un’insubordinazione nei confronti di un superiore. Sono casi abbastanza frequenti anche la falsificazione del registro presenze o la molestia nei confronti di un terzo all’interno dell’azienda.

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