Dovranno versare all’Agenzia delle Entrate 230 euro ogni 1.000 euro di pensione i beneficiari di alcune prestazioni che dal 31 maggio invieranno la dichiarazione al Fisco

Nonostante la riforma fiscale e i nuovi scaglioni IRPEF, la tassazione sui redditi in Italia è ancora pesante. Da oggi è possibile iniziare a visionare la dichiarazione dei redditi nei cassetti fiscali dei cittadini. Il modello 730 precompilato infatti è pronto e potrà essere inviato all’Agenzia delle Entrate a partire dal 31 maggio prossimo.

I contribuenti potranno iniziare a pagare le tasse sui redditi che loro stessi hanno prodotto nel 2021. Ci sono dei redditi che molti contribuenti non sanno se sono assoggettati a IRPEF o meno. Per esempio, i redditi prodotti all’estero.

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Dovranno versare all’Agenzia delle Entrate 230 euro ogni 1.000 euro di pensione i beneficiari di alcune prestazioni che dal 31 maggio invieranno la dichiarazione al Fisco

La tassazione IRPEF in Italia è basata su 4 scaglioni progressivi. Questo è il frutto della recente riforma del Fisco. Gli scaglioni sono 4 e si differenziano in base al reddito. Nel dettaglio:

  • Fino a 15.000 euro di reddito aliquota del 23%;
  • Sopra i 15.000 euro e fino a 28.000 euro aliquota del 25%;
  • Oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro aliquota del 35%;
  • Oltre i 50.000 euro aliquota del 43%.

Nel dettaglio

Un contribuente che ha redditi pari a 15.000 euro esatti deve al Fisco 3.450 euro di imposta. Chi invece ne ha 16.000, oltre a 3.450 euro dovrà versare il 25% dei 1.000 euro eccedenti, cioè ulteriori 250 euro. Per i redditi da lavoro dipendente o le pensioni, in genere, queste cifre vengono trattenute mese dopo mese dai datori di lavoro o dall’INPS. Cifre che devono essere considerate al netto di eventuali detrazioni e deduzioni.

Per il lavoratore autonomo, invece, le cifre sono effettivamente quelle da versare. I redditi da indicare sono anche quelli prodotti all’estero, pensioni comprese. Tra i redditi esteri dei residenti in Italia, la voce grossa la fanno proprio le pensioni. L’emigrazione lavorativa è stata sempre un fattore in Italia. Moltissimi italiani hanno svolto numerosi anni di lavoro all’estero a tal punto da maturare il diritto agli assegni previdenziali dagli Stati esteri dove hanno lavorato.

Si tratta di emolumenti che devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi. Con una netta penalizzazione. Infatti, inserire la pensione tedesca, per esempio, non avendo subito trattenute mensili come accade per la pensione italiana erogata dall’INPS, significa subire un salasso. Ogni 1.000 euro di pensione, per chi ha redditi totali entro i 15.000 euro, significa dover versare all’Agenzia delle Entrate la bellezza di 230 euro. Su 10.000 euro di pensione tedesca l’IRPEF dovuta è pari a 2.300 euro.

Come funzionano le convenzioni tra Stati

L’unico modo per evitare il salasso è la doppia residenza. Infatti, i cittadini che hanno la doppia residenza sia in Italia che nel Paese che eroga la pensione non versano l’IRPEF in Italia essendo tassate nel Paese estero. Invece, dovranno versare all’Agenzia delle Entrate l’IRPEF, e pure le addizionali, coloro i quali hanno residenza esclusiva in Italia.

In base ad alcune convenzioni che l’Italia ha sottoscritto con i Paesi esteri, qualcosa può cambiare. In linea generale va detto che le pensioni estere, sia pubbliche che private, vanno sempre dichiarate in Italia. Salvo rare eccezioni, come le rendite corrisposte da parte dell’AVS svizzera, che sono tassate alla fonte.

Lettura consigliata 

Molti lo commettono ed è l’errore da non fare nel modello 730 perché può costare anche 740 euro da restituire all’Agenzia delle Entrate

Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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