Dal caos mediorientale al “push the bottom”: sopravvivere ai rischi binari riscoprendo il vero scopo della Borsa

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Il rischio binario macro sarà deciso, con l’approdo in una delle due tails, dall’andamento del prezzo del petrolio: dallo shock logistico (Stretto di Hormuz) in MO, si passerà al supply shock? Non ne sarei così convinto, alla luce di una possibile riapertura ai traffici dello stretto di H per navi non americane/israeliane, a seguito di una dichiarazione recente delle autorità iraniane.

A seguire apprendo di scuse rivolte dalle stesse autorità ai paesi limitrofi del Golfo, per i distruttivi lanci di missili dall’Iran sui rispettivi territori. Una stranezza che mi ha ricordato un recente editoriale di Michel Santi, economista/politologo francese, nato a Beirut, sorpreso che si sia infranta una pluriennale collaborazione tra Iran e paesi del Golfo (Emirati, Qatar ecc.), che fungevano da banche per l’Iran. Ciò consentiva all’Iran da decenni di superare l’isolamento finanziario verso i paesi occidentali: “they are bombing their bankers”. E se i bankers sauditi/qatarini congelassero le laute fortune finanziarie iraniane, accumulate da decenni di vendita del petrolio, che fanno capo a migliaia di società iraniane sconosciute, una sorta di stato nello stato, cui fanno capo i pasdaran? Da cui le scuse? Il colpo all’Iran, questa volta finanziario, sarebbe forse più rilevante di una probabile sconfitta militare, senza regime change politico.

Tradotto in operatività, pur con la dovuta cautela, comincerei ad incrementare risk asset a partire dalla fine della prossima settimana, quando forse si sarà un po’ dipanato il big mess mediorientale. Pertanto, contrariamente alla morale sottostante questo articolo tratto dall’FT WE (primo allegato), condivido appieno “l’housekeeping by fund managers”, forse memori della decisione affrettata ed erronea di ridurre sensibilmente risk asset lo scorso Liberation Day.

Niente panico: qualche limatura al rischio, soprattutto rest of the world equity, magari già in sovrappeso, rispetto all’esposizione equity USA, già con parecchio hedge a copertura, antecedente lo scoppio della guerra. La gestione futura dovrà essere cauta, ma pur sempre con la consapevolezza che ogni shock gradualmente si compra, in un’ottica temporale più lunga. Anche alla luce di una backwardation a 2/6 mesi del prezzo del petrolio.

Le implicazioni politiche negli USA e lo spettro della stagflazione

Politicamente Bibi deve terminare il lavoro sporco iniziato da anni in MO, per cercare di schivare i suoi guai giudiziari; peraltro quando Bibi chiama l’amico Donald, suo malgrado, è costretto a rispondere annuendo: l’appoggio della ricca lobby ebraica potrebbe assumere un ruolo decisivo per l’esito delle prossime elezioni di mid-term, anche grazie ai suoi lauti finanziamenti; mi si dice (lo ignoravo), che da qualche anno sia stato tolto ogni cap quantitativo a dette elargizioni.

Donald e i suoi esperti militari forse tatticamente non avrebbero preferito lo scoppio della guerra in atto. Egli ha bisogno di una celere conclusione del conflitto, a prescindere dall’esito politico in Iran, ovvero proclamare una vittoria di qualche tipo, evitando ulteriori risalite del prezzo del petrolio, anch’esso decisivo per l’esito delle mid-term election, dato che lo spauracchio stagflattivo in USA comincia ad aleggiare (il secondo allegato con un’intervista, per quanto di parte, a Bessent, pare un misto tra i suoi skills di fund manager e di politico, riprova che la pressione politica e non da spike oil price comincia a farsi sentire).

L’ipotesi stagflazione se si verificasse, non è il mio base case, sarebbe esiziale per il Tycoon alle mid-term election, in quanto aggraverebbe sia il problema affordability/main street (inflazione) sia Wall Street con una probabile caduta dei corsi azionari/obbligazioni corporate (allargamento spread). I baby boomers, con wealth effect questa volta negativo, hidden engine dei consumi Usa, inciderebbero negativamente sulla crescita economica.

Ritengo al momento detta ipotesi come quella di mettere il carro davanti ai buoi. In settimana, con l’inizio dello scoppio della guerra, si è verificato solo un rialzo generalizzato dei tassi govies , gli spread corporate sono rimasti poco mossi, no panic. Rialzo dei govies poi arrestatosi in presenza di un deludente dato di NFP di venerdì scorso. In pratica l’America da mesi, se non fosse per il settore health care, perde posti di lavoro.

La resilienza dell’economia USA e le prospettive di Borsa

L’avversione al rischio in settimana ha indotto una rivalutazione dello USD, a seguito di un più marcato ritracciamento di borse europee ed emerging market/Asia; d’altra parte col prezzo del petrolio oltre 92 USD al barile, i terms of trade di queste regioni sono sensibilmente peggiorati. Viceversa per gli USA che restano esportatori netti sia di gas che petrolio.

La borsa USA ha finora meglio resistito allo shock guerra/prezzo petrolio, gas, con un contenuto -2.5% settimanale, sia, come si diceva in precedenza, grazie a un positioning favorevole, con molto hedge/short a copertura rischio antecedente la guerra, sia per il backstop di un’economia resiliente. Goldman reitera la prospettiva di crescita del PIL USA ’26 intorno al 3%; altra peculiarità rara, un PIL che cresce con un tasso di disoccupazione al 4.4% che si deteriora, foriero di un autentico boom di produttività.

Senza che il diffondersi dell’AI abbia finora inciso sulla produttività, figuriamoci quando in seguito lo fara’.

Sono in molti a predire che la correzione USA possa toccare almeno il 10% dai max; uno scenario possibile solo se il Peppiniello di Capua (prezzo del petrolio), per usare un eufemismo, indichi una rotta avversa ai fratelloni Abbagnale (resilienza economia USA), ovvero con un prezzo del Brent ben oltre i 100 USD al barile. Possibile, non escludo però a priori lo scenario più benigno di un indice S&P da comprare entro fine della prossima settimana tra 6500/6600, ovvero dopo un canonico pullback da analisi tecnica. Aumenterei cautamente gli acquisti di risk asset al verificarsi di ambedue le ipotesi.

I rischi binari micro: Software e Private Equity

Veniamo ai 2 rischi binari micro: software e private equity.

Software

Per quanto concerne la corrente di pensiero (Wood) che l’AI sia autodistruttore del comparto software, la performance settimanale del comparto positiva, in netta controtendenza con gli indici azionari, sembra smentirlo. Coeteris paribus, sembrerebbe decretare che forse i minimi in borsa delle scorse settimane restino tali, non penso si tratti solo di un rimbalzo tecnico. Ha perciò nettamente prevalso la tesi di Dan di Wedbush (terzo allegato, sua intervista) contro l’opinione diametralmente opposta di Wood.

Continuo a schierarmi con Dan che reputa quella in atto nel comparto software come la più grossa dislocazione di prezzi mai vista nella sua pluriennale carriera. Resto overweight “pick and shovels”, di cui software stocks quali Palantir/Microsoft fanno parte e difficilmente scalzabili da nuovi attori di mercato.

Private equity

Per questo rischio altrettanto binario in settimana ha avuto nettamente la meglio l’opinione di Wood. Da settimane asserisco che per i limitati quantitativi a rischio non dovrebbe scaturire un rischio sistemico, come sembrerebbe balenare Wood. L’avversione rischio private equity e’ culminata venerdì scorso con la sospensione di redemption da parte di BlackRock di un suo fondo di private equity . Cio’ ha generato negative performances dei financials di mezzo mondo, non solo USA, negatività che si è sommata allo shock da guerra.

Ne ha fatto le spese anche Bmps /Intesa , parte del tridente in buy dell’Italietta, che per quanto poco esposte nel comparto hanno toccato performance negative in settimana anche a doppia cifra. Reitero perciò, a maggior ragione, il mio buy su Intesa e BMPS, coeteris paribus (prezzo del petrolio permettendo). BMPS penalizzata oltremodo anche dalle rocambolesche vicende societarie che almeno nella forma sono state di certo negative; si sa che la forma è sostanza, su livelli di prezzo intorno a 7 presumo che ogni sorta di negatività sia nei prezzi, con un dividend yield sostenibile nel tempo di oltre il 12%, a meno di ipotizzare una rovinosa recessione col prezzo del Brent oltre 200 USD, ripetendomi non è il mio base case.

Tornando a bomba sul rischio binario da private equity, mi schiererei tra quelli che lo vedono come una “liquidity crisis ” piuttosto che una pericolosa credit crisis , perciò meglio gestibile: rinvio all’allegata intervista che corroborerebbe la mia tesi.

Certo che dopo una settimana fatta di guerra/shock che ormai si ripetono di continuo, finanziarizzazione dell’economia con speculazioni sul prezzo del petrolio, narrative di ogni tipo che incidono sui prezzi, saremmo in quelle fasi storiche di mercato da algo trade, “push the bottom”, sulla base dei quantitativi scambiati in borsa. Figuriamoci se questi operatori, cui si aggiungono CTAs, speculazione retail, ovvero la maggioranza del mercato, pensano minimamente alla riapertura dei mercati di domani al fine primario di una borsa valori, non vorrei sembrare troppo naive, negando l’evidenza, tant’è.

Oltre l’algo trading: il caso Franchetti e il vero scopo del mercato

A lor Signori / operatori del “push the bottom” ricorda gli scopi precipui della borsa, figurativamente l’ Ing. Franchetti. Attraverso l’ encomiabile acquisizione carioca , in settimana, della Franchetti.

Egli , veneto, già professore in California , che conosco personalmente, fin dalla sua giovane età aveva il “pallino” di raccogliere informazioni sulla vetustà di ponti/autostrade in giro per il mondo, fino a possedere oggi un database informativo unico al mondo .

In sequenza , crea una societa’ in Italia, Franchetti, con lo scopo precipuo di fare manutenzione preventiva per ponti/autostrade / infrastrutture , partendo dall’ Italia . Segue la quotazione in borsa di qualche anno fa – nel novero delle micro cap EGM –, raccoglie con aumenti di capitali quattrini per crescere con acquisizioni esterne, tra le poche società al mondo nel business della manutenzione preventiva per infrastrutture.

La sua ultima acquisizione, tra le diverse finora effettuate, in Brasile di tipo trasformativa, con raddoppio del fatturato contro diluizione, insomma perfetta sotto il profilo strategico e finanziario per gli azionisti: complimenti Ing. , ad maiora!

Lunedì alla riapertura dei mercati invece di comprare per speculare su qualche barile di petrolio – tra chi lo vede , su pura narrativa , a 200 o a 60 nei prossimi 2 mesi , senza cavare un ragno dal buco –, mi chiederei se anche questa come la Danieli non sia da annoverare tra stock for ever da detenere per 10-20 anni e piu’ ; il mio giudizio e’ ovviamente affermativo, né ha senso invocare la scarsa liquidità del titolo, se il periodo di detenzione è lungo, non certo per trading.

L’elenco di micro cap tra i 50-100 mil quotate egm , con eccellenti prospettive di crescita e sottovalutate su metriche empiriche sarebbe lunga, pur tra tante , pura fuffa, stockpicking matters a lot.

Morale: l’eccellente acquisizione in settimana della Franchetti ci ricorda che la borsa nasce per finalità diverse dall’algo trade/“push the bottom”. Cosa ovvia ma non tanto di questi tempi.

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