Cosa si può riscattare ai fini pensionistici?

Il futuro è incerto per molti e quello dell’assegno è sempre un problema non indifferente. Cosa si può riscattare ai fini pensionistici? In che modo il lavoratore può aumentare il montante contributivo e anticipare il momento di andare in pensione? In un precedente articolo abbiamo discusso su “Quanto e a chi conviene riscattare la laurea?”. Ma anche il lavoratore che non possiede il titolo di laurea può ottenere , dietro esplicita richiesta all’Inps il riconoscimento dei contributi.

Chi intende chiedere il riscatto dei contributi deve essere iscritto all’A.G.O. o alla Gestione Separata o alle gestioni dei lavoratori autonomi. Il riconoscimento dei contributi spetta anche ai contribuenti che risultano iscritti ai fondi speciali che l’Ente previdenziale gestisce. Resta confermato che il riscatto di determinati periodi contributivi deve essere richiesto dal lavoratore e non avviene secondo una procedura automatica. Vediamo quindi cosa si può riscattare ai fini pensionistici e per quali periodi lavorativi si può ricorrere all’operazione del riscatto contributivo.

Cosa si può riscattare ai fini pensionistici?

A molti lavoratori accade di avere dei vuoti di contributi durante il corso della propria carriera lavorativa. Il riscatto dei contributi dà al lavoratore la possibilità di recuperare anni di lavoro in cui è mancato il versamento dei contributi. Per il triennio 2019-2021 il Governo ha concesso ai lavoratori di fruire di agevolazioni e condizioni vantaggiose per coprire i periodi di vuoto contributivo.

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Il Decreto legislativo 4/2019 riguarda infatti i soggetti iscritti alla gestione separata, alle gestioni speciali e all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e superstiti. Nell’articolo 20 si legge che tali soggetti “privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione hanno facoltà di riscattare, in tutto o in parte, i periodi antecedenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.”

Ne consegue che il lavoratore potrà riscattare i periodi che precedono il 29 gennaio 2019 quando cioè è entrato in vigore il cosiddetto Decretone. Inoltre il periodo per il quale si richiede il riscatto non deve essere soggetto all’obbligo di contribuzione. Né deve risultare già assicurato da contributi figurativi o volontari. Il lavoratore che intende approfittare del riscatto dei vuoti contributivi ha diritto a dilazionare il pagamento in 120 rate mensili senza l’aggravio di interessi. In alternativa, potrà optare per il versamento della somma da corrispondere in un’unico pagamento.

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