Cosa cambia nel 2023 per le pensioni tra ipotesi e realtà

Quando si parla di novità sulle pensioni per il 2023, le ipotesi si susseguono una dietro l’altra. Naturalmente parliamo di ipotesi di nuove misure che andrebbero a cambiare, ed in meglio, il sistema previdenziale. Ipotesi che vanno nella direzione di assecondare gli auspici più diffusi tra i lavoratori. Le richieste dei lavoratori sono più o meno sempre le stesse. Flessibilità, uscite anticipate e superamento della Legge Fornero. E alcune proposte sono proprio indirizzate verso queste strade.

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Cosa cambia nel 2023 per le pensioni

La flessibilità si può tradurre nella possibilità di lasciare ai lavoratori la libera scelta su come uscire dal lavoro. Ed è quello che molti vedono nella pensione a 62, 63 o 64 anni con 20 anni di contributi versati. In pratica si creerebbe l’alternativa ai 67 anni di età della pensione di vecchiaia ordinaria. In termini pratici, un lavoratore potrebbe scegliere se uscire dal lavoro a partire dall’età minima prestabilita per la misura flessibile da introdurre. Ipotizzando i 62 anni, il lavoratore potrebbe scegliere se e quando lasciare il lavoro fino ai 67 anni di età. Conscio del fatto però che dovrebbe fare i conti con un minor numero di anni di contributi versati (interruzione anticipata della carriera) e con un coefficiente più basso di trasformazione della contribuzione in pensione.

La pensione per tutti a 41 anni di contributi

Un’altra misura molto ambita sarebbe la Quota 41 per tutti. Permettere a tutti i lavoratori di accedere alla pensione senza badare agli anni di età, ma solo ai contributi versati. Una sorta di pensione anticipata tutta nuova, che scenderebbe da 42,10 a 41. Poi si pensa a misure che consentano pensionamenti anticipati differenziati in base al lavoro svolto. Una specie di estensione con potenziamento dell’APE sociale. O ancora, pensione contributiva per tutti e non solo per chi non ha contribuzione antecedente il 1996. Si uscirebbe con minimo 64 anni di età e con almeno 20 anni di contributi versati con pensione calcolata con il sistema contributivo e assegno minimo da 1,5 volte l’assegno sociale.

Ma la realtà 2023 è un’altra

Proposte, idee, ipotesi e auspici. Da qualsiasi angolazione guardiamo ciò di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente, il tutto si scontra con la realtà dei fatti. Nel 2023 non ci saranno più l’Opzione donna, l’APE sociale e la Quota 102. Tre misure in meno e tre vie in meno per lasciare il lavoro prima di quanto ha previsto la riforma Fornero. Ecco cosa cambia nel 2023 per le pensioni. Si potrà uscire sostanzialmente con la pensione di vecchiaia a 67 anni di età con 20 anni di contributi versati. Oppure in alternativa con la pensione anticipata ordinaria con 42,10 anni di versamenti per gli uomini o 41,10 per le donne.

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