Continua il progressivo taglio del gas russo mentre le Nazioni corrono ai ripari

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Iniziano i tagli di Mosca sulle forniture di gas all’Europa. Ufficialmente le motivazioni sono alcune riparazioni improcrastinabili al gasdotto Nord Stream 1, quello che, appunto, trasporta la materia prima verso il Vecchio Continente. La prevista data di riapertura dovrebbe essere il 21 luglio. Dovrebbe. Infatti mai come in questi casi il condizionale è d’obbligo dal momento che è in corso una guerra. Basterebbe solo questo a giustificare lo scetticismo dei ministri dell’economia tedesco e francese, entrambi convinti che quella delle riparazioni sia solo una scusa.

Non solo, ma dal momento che continua il progressivo taglio del gas russo, a temere per le rispettive forniture sono anche altre Nazioni, non ultima l’Italia. Infatti, come è noto da tempo, Berlino e Roma sono tra i Paesi che dipendono maggiormente dalle importazioni di gas russo. E se l’inverno è lontano, in molti si stanno già muovendo con un certo anticipo per riuscire a garantirsi forniture alternative. Oppure per potenziare una rete di fonti provenienti da energia rinnovabile. Purtroppo, però, i tempi per riuscire a mettere a punto queste strategie si potrebbero rivelare troppo lunghi. Da qui l’esigenza di rivolgersi al carbone.

Continua il progressivo taglio del gas russo mentre le Nazioni corrono ai ripari

Ad ogni modo, in tutta Europa si è alzato il livello di allarme e, nello specifico, Germania e Italia stanno lavorando ai rispettivi piani di emergenza. In particolare Berlino starebbe lavorando a serbatoi di acqua calda e ad isole di calore per ospitare quella fascia di popolazione che potrebbe non essere in grado di avere riscaldamento o far fronte ai costi delle bollette.

Il taglio delle forniture ad alcune Nazioni è una strategia che la Russia ha già adottato nel recente passato. A guerra già iniziata, infatti, sono state Polonia e Bulgaria le prime a sperimentare lo stop al flusso di gas. Si è trattato, però, di una decisione che non ha avuto un impatto decisivo sulle economie delle due nazioni, soprattutto quella polacca. Infatti a Świnoujście è presente un terminale di gas liquefatto in grado di poter sfruttare anche forniture da Paesi terzi. Stesso discorso (interruzione o diminuzione del flusso di gas da Mosca e sostituzione da parte delle Nazioni colpite dal blocco) per Finlandia, Danimarca, Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Paesi Bassi.

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