L’artrosi è una patologia degenerativa delle articolazioni che colpisce milioni di persone, trasformando spesso i gesti quotidiani più semplici i sfide dolorose e invalidanti. Quando la degenerazione della cartilagine compromette seriamente la capacità lavorativa o l’autonomia nello svolgimento delle attività della vita di tutti i giorni, lo Stato italiano prevede la possibilità di richiedere il riconoscimento dell’invalidità civile. Ottenere questo beneficio non è un percorso automatico legato alla sola diagnosi, ma richiede una valutazione medico-legale approfondita che certifichi il reale impatto della malattia sulla vita del soggetto. Per chi si trova a gestire questa condizione, comprendere i passi burocratici necessari diventa fondamentale per far valere i propri diritti e accedere alle tutele economiche e socio-sanitarie previste dalla legge.
Il primo passo: il certificato medico e la trasmissione della domanda
Il percorso per avviare la pratica ha inizio formale nello studio del proprio medico curante o di un medico certificatore abilitato. Questo professionista ha il compito di redigere e inviare telematicamente all’INPS il certificato medico introduttivo, un documento cruciale in cui vengono dettagliate la diagnosi dell’artrosi, le articolazioni compromesse e la gravità della limitazione funzionale. Il medico rilascia al paziente una ricevuta cartacea contenente un codice univoco, che deve essere utilizzato entro novanta giorni per inoltrare la vera e propria domanda di invalidità. Questa seconda fase può essere gestita autonomamente dal cittadino attraverso il portale web dell’INPS, accedendo con le proprie credenziali digitali, oppure ci si può affidare all’assistenza gratuita di un patronato, che si occuperà dell’invio telematico della richiesta e monitorerà lo stato della pratica.
La valutazione della commissione e il calcolo dei benefici
Una volta inoltrata la domanda, il sistema genera un appuntamento per la visita di accertamento di fronte a una commissione medica operante presso l’Azienda Sanitaria Locale, integrata da un medico dell’INPS. In questa sede, l’onere della prova spetta interamente la richiedente, il quale deve presentare una documentazione clinica recente, dettagliata e proveniente da strutture pubbliche o specialistiche, come radiografie, risonanze magnetiche e relazioni del reumatologo o dell’ortopedico che attestino l’esatto grado di anchilosi o limitazione nei movimenti. La commissione valuta i documenti e visita il paziente, esprimendosi poi attraverso un verbale che assegna una percentuale di invalidità espressa in centesimi. Solo il superamento di determinate soglie critiche dà diritto ai benefici, che spaziano dalle agevolazioni per le protesi e l’esenzione dal ticket per le percentuali più basse, fino ad arrivare all’assegno mensile di assistenza o alla pensione di invalidità qualora venga riscontrata una riduzione della capacità lavorativa superiore al settantaquattro per cento o la totale inabilità.
